TOCCHI E COLPI DI TACCO ALLA PASQUALI

Andrea Nocini • 18 febbraio 2026

Eleganza di fascia, silenzi che fanno rumore

Ottima ala destra, vecchia maniera: quella che, dopo essersi “bevuta” uno-due avversari, catapultava al centro dell’area palloni invitanti per il centravanti, anch’egli d’altri tempi — alto, abile in acrobazia e pronto a sganciare siluri contro la porta avversaria.

Centosettantanove centimetri messi a disposizione della squadra, con una tecnica di base che sapeva “parlare” in campo più di quanto lui non facesse.

Anche perché — crediamo — il fatto di essere figlio di un membro, il molto riservato ragionier Nelso, del Consiglio Direttivo dell’U.S. Borgo Venezia, dove è cresciuto e maturato calcisticamente, gli raccomandava di mantenere una comprensibile e naturale timidezza. Un atteggiamento contrario a chi, non godendo né di cesarismi né di nepotismi — ad esempio essere figlio del presidente — si sentiva più libero di esprimersi in modo spregiudicato, sia per attirare l’attenzione sia perché consapevole di non avere nulla da perdere in termini di favoritismi.

Andrea Alessandro Pasquali, classe 1960 (26 febbraio), ha rappresentato a lungo il cursore di fascia destra, opposto a quello di sinistra imperniato su quel “Corrazziere” (187 cm di altezza), molto dotato fisicamente e tutto mancino: mio fratello Giorgio, anche lui classe 1960 (10 maggio).

Il nome del “Pasqua” scintillò come una spada lucente nella notte di una delle primissime edizioni dei “F.lli Giacomi”, giostra — Memorial dedicato alla categoria Allievi — con una dozzina di concorrenti.

Quella volta, quella notte, la Virtus B.V. eliminò in semifinale, disputata al “Mario Gavagnìn” verso fine maggio 1977, l’Hellas Verona dei vari Biasibetti, Gandini, Centomo, Vignola, pennellando proprio sulla testa di Gigi Fresco un invitante traversone, deviato dall’attuale presidente e mister borgo-veneziano in rete. Pena la fucilazione o il linciaggio sul posto, l’avesse fallita, tanto era ghiotta quella palla-gol.

La parabola del “Pasqua” continuò a impennarsi nel meridiano virtussino, militando in Prima Categoria, dopo aver lasciato alle spalle un provino mancato per passare all’Ascoli dell’allora massimo dirigente, l’ingegner Costantino Rozzi.

«Raggiungemmo in automobile Ascoli e lo stadio “Del Duca”», ricorda Pasquali, «io e il compagno di squadra virtussino Luca Aldegheri, più giovane di un anno, classe 1961».

Luca, capello lungo e biondo come una spiga di grano, era il classico fondista strappato a 19-20 anni all’atletica leggera: tutto fiato e allungo, tecnicamente non un fulmine di guerra. Abitante nel quartiere “nobile” di Borgo Venezia, il San Pio X, aveva gareggiato a lungo per la Bentegodi dell’allora professore di Educazione Fisica Tagliapietra (insegnante anche all’Istituto “Alle Stimate” di Verona). Solo compiuti i 18 anni era riuscito a ottenere dai genitori il permesso di abbracciare la disciplina che aveva sempre sognato, ma che gli era stata sconsigliata: il calcio a undici.

Ma, ahiloro, quella sera di tiepida primavera marchigiana dal comignolo del “Del Duca” non uscì la fumata bianca, e i due continuarono a militare nella Virtus B.V.

Una breve ma intensissima parentesi, non più da atleta impegnato in funambolici dribbling, precisi traversoni ed eleganti tocchi di tacco, bensì da dirigente seduto dietro una scrivania, caratterizzò negli anni Novanta il curriculum calcistico di Pasquali senior: fu direttore generale del Rovigo Calcio, con i polesani intenti a tentare il salto dalla Serie D alla ribalta professionistica.

“El Pasqua” visse un altro momento di gloria indossando la casacca delle Off. Bra di Quinto, una sorta di “Juventus dei nostri dilettanti”, guidata da mister Giancarlo Gatti e presieduta dal ragionier Mario Nicoletti, parente dell’ex centravanti di Como, Cremonese e Lanerossi Vicenza, Marco (classe 1959).

Memorabile una sua conclusione sugli sviluppi di un calcio d’angolo al “Tiberghien” di San Michele Extra, dove la scorsa estate è approdato il figlio Jacopo, classe 2001, già dottore in Economia aziendale e desideroso di riportare i rosso-neri sanmichelati di mister Matteo Biroli in Eccellenza.

Quel pomeriggio, intriso di pantano e pioggia — e oggi inzuppato anche delle lacrime che puntualmente accompagnano ogni volta che si riaccendono i fari sul passato più bello — quella “perla” che gettò nel fango i nobili decaduti della Serie C unica Audace (1976-1977) è ancora impressa nella mente dell’attuale web master Pasquali senior e gli rende le pupille più acquose del solito.

E suo figlio Jacopo — anche lui di scuola virtussina — è pronto, ora che sta superando un fastidioso infortunio, a raccogliere quella “perla” paterna, a infilarsela al collo o all’anulare di una mano.

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