ESPOSITO E GRAGNANIELLO “ACCENDONO” IL SALIERI DI LEGNAGO
Tra musica, memoria e solidarietà: Tony Esposito ed Enzo Gragnaniello regalano emozioni al Teatro Salieri, ricordando Pino Daniele e i valori che uniscono le persone.

Una serata di grande musica, impreziosita da profonde riflessioni sui valori umani, ha infiammato il pubblico del Teatro Antonio Salieri di Legnago nell'ambito dell'iniziativa benefica promossa dalla Fondazione Amici di Don Walter. La serata è stata dedicata in particolare al "re del radicchio rosso", il legnaghese Rodolfo Furiani, rappresentato sul palco dalla figlia Cristiana. La Fondazione è presieduta dall'avvocato Frances Salvatore, affiancato dalla moglie Pinuccia.
«Siamo rimasti soltanto io e Tullio De Piscopo» ha ricordato il percussionista napoletano Tony Esposito. «Nel lontano 1978 ci eravamo ritrovati insieme io, Pino Daniele e altri straordinari musicisti, tra cui il compianto e leggendario sassofonista James Senese, il tastierista Joe Amoruso e lo storico contrabbassista e bassista Rino Zurzolo. Con Kalimba de Luna, brano del 1984, raggiungemmo il vertice delle vendite con oltre dieci milioni di dischi, facendoci conoscere in tutto il mondo. Poco dopo, però, iniziò il processo che avrebbe portato Pino a lasciare il gruppo».
L'apice del successo coincise infatti con l'uscita di Pino Daniele, provocando una frattura all'interno della formazione musicale. Lo stesso Esposito, classe 1950, tentò di ricucire quel legame nel 1999, cercando di riunire il gruppo, senza tuttavia riuscire nell'intento.
«Pino» ha proseguito il musicista «veniva da un'infanzia difficile e condivideva le sue giornate nel quartiere con l'amico Enzo Gragnaniello, uno dei più profondi interpreti della canzone napoletana, con il quale ha condiviso, come noi, alcuni dei momenti più belli della sua vita artistica».
Accompagnato al pianoforte da Francesco Santalucia, Esposito ha definito il teatro il luogo da cui ha preso avvio la sua avventura musicale, una vera e propria "culla dell'esistenza", capace poi di espandersi verso palazzetti e stadi sempre più grandi. Nel corso della sua carriera, il percussionista ha rivoluzionato il blues metropolitano e la musica etnica, inventando il Tamborder e firmando successi di respiro internazionale, sempre accompagnato dagli strumenti di origine africana che considera quasi parte della propria famiglia.
«Pino non c'è più, questo è vero» ha spiegato Esposito. «Ma sarebbe più corretto dire che Pino non è qui, adesso, con noi. È sempre accanto a noi, vive nel nostro cuore, come tutte le persone che abbiamo amato, compresi i miei genitori, scomparsi alcuni anni fa».
Sempre protagonista assoluto della scena, Esposito ha invitato il pubblico a socchiudere gli occhi e a immaginare il teatro come una nave carica di luci, ritmi e suoni, impegnata ad attraversare il mare dell'esistenza umana.
«Kalimba de Luna» ha raccontato il musicista «nasce da uno strumento sacro africano proveniente dallo Zimbabwe: una piccola cassa armonica in legno dotata di sottili lamelle, tradizionalmente in bambù, dal suono delicato e rilassante, simile a quello di un carillon. È uno strumento antico, ricco di sfumature musicali originali e molto diffuso tra le popolazioni tribali e autoctone di quel continente meraviglioso».
«Un'Africa» ha aggiunto Esposito «che mi ha fatto conoscere molti altri strumenti cosiddetti poveri, ma capaci di produrre sonorità nobili, evocative e straordinariamente suggestive».
Una serata intensa, tra ricordi, musica e solidarietà, nella quale il pubblico del Salieri ha potuto rivivere un pezzo importante della storia della musica italiana attraverso le parole, i racconti e le note di uno dei suoi protagonisti più autentici.



