SAREGO LIONA ACADEMY vs REAL SAN ZENO ARZIGNANO 1-1
Tra colline, battaglie tattiche e storie di calcio vero, un pari che sa di romanzo sportivo

Nelle ridenti colline sopra Lonigo e dopo Montebello Vicentino, in Val Liona, il Sarego Liona Academy di mister “Sandokan” Francesco Vincenti, classe 1979, milanista impenitente, manca l’aggancio con la predellina per salire sul magico “ottovolante” consecutivo della stagione.
Di fronte, un Real San Zeno Arzignano caricato a mille da mister Matteo Preto Martini — fino a fine ottobre “kondukator” del Montecchio San Pietro — al quale va riconosciuto il merito di aver egemonizzato il primo round, a furia di far saltare, da provetto genio guastatore del “Gruppo Folgore” della caserma “Briscese” a Legnago, le comunicazioni e le trame di gioco di un avversario che lo stesso trainer arzignanese ha riconosciuto superiore per qualità tecnica. L’unico modo per fermarlo? Lanciare il cuore oltre l’ostacolo e sviluppare al massimo il sensore della cattiveria agonistica, quella giusta.
In vantaggio al 12’ grazie a una prodigiosa inzuccata sferrata in piena area di rigore, sugli sviluppi di un traversone, dall’avanzato terzino nonché vice-capitano “Marlon” Brandon Magnabosco, classe 2001.
Nemmeno mister Vincenti sa spiegarsi l’abbassamento del tono umorale della sua truppa, che rischia davvero la fucilazione al 45’, sempre del primo tempo, quando il centravanti Michele Dal Maso, classe 2003, s’invola tutto solo davanti all’estremo difensore locale, il 2004 Lorenzo Calabretta. Ma, ahilui!, la sua conclusione fa la barba al palo — come il miglior barbiere di Siviglia — alla destra del n.1 delle “vespette giallo-nere” seraticensi.
Un brivido che sembra scorrere perfino sulla schiena dei pesci che nuotano e guizzano nel corso del torrente Liona, che con il suo fluire demarca la superficie del “campo di battaglia”.
La ripresa registra il rientro in campo dei padroni di casa, che sembrano usciti da una seduta psicanalitica offerta dal mister di origini bussolenghesi, sambonifacese d’adozione, attuale brillante broker nel ramo assicurativo.
Il mister lascia negli spogliatoi l’esperto (classe 1994) playmaker ex a lungo Locara, Antonio Marchese, già con un giallo sotto il naso. Ebbene, la squadra comincia a verticalizzare di più il gioco, a catapultare — alla maniera di un mulino ottocentesco (da cui saranno sicuramente usciti i “gargati”, maccheroncini ruvidi tipici della zona, da accompagnarsi con ragù di spezzatino di manzo) — azioni pericolose in continuo crescendo, come secchiate d’acqua fresca in faccia agli avversari.
Una di queste secchiate gelide, esattamente al 49’, va a raggelare le schiene già madide di sudore dei difensori avversari, finendo in pieno contro il palo e, pochi secondi dopo, tornando minacciosa come una torta in faccia a Charlie Chaplin.
Infatti, dopo pochissimi istanti, la sfera di cuoio, dopo aver beffardamente danzato sul montante, nella sua caduta va a sbattere contro una spalla, un omero del n.7 ospite, l’indiano Singh Arshdeep, classe 1995, dallo stesso mister Vincenti lodato come il migliore in campo della schiera avversa per la sua onnipresenza in tutte le zolle del campo del “fresco defunto” Grancona, assorbito la scorsa estate dal Sarego Liona Academy.
La gara diventa sempre più di marca seraticense, con le “vespette giallo-nere” alla disperata, le quali, ahiloro!, non riescono più a pungere mortalmente gli arzignanesi (pericolosissima la ravvicinatissima punizione a due concessa nell’area piccola degli ospiti da un giovane arbitro che, con la sua parlantina, potrebbe un domani aspirare a un posto in Parlamento).
Niente da fare: la gara termina senza vincitori né vinti, con il calice mezzo pieno per gli ospiti, protagonisti — almeno in queste 19 tappe — di un girone D di Seconda Categoria in cui vorrebbero uscire al più presto dal limbo dell’anonimato di centro-classifica.
Il pallone racconta che nelle stagioni 1993-94 e 1994-95, in Prima Categoria e con lusinghieri piazzamenti, l’appena “scomparso” sodalizio del Grancona Calcio era guidato dal borgo-veneziano, ex virtussino di lungo corso, trainer Sandro Cherobin, classe 1950, originario di Albaredo d’Adige, coadiuvato in panca da mister “erre moscia” Dario Bertani. In campo lo straordinario mediano albanese Davide Papadopuli, sbarcato nel 1994 a Otranto a bordo di un fragile barcone, e centravanti il sanmartinese Gianluca Benini, oggi diesse dei lanciatissimi rosso-verdi del San Martino Giovani, co-capolisti del girone assieme all’Illasi, con alle loro spalle la scatenata US Provese e quindi il Sarego Liona Academy.
Della serie: il calcio — e non solo le partite — non finisce mai.
Sarego Liona Academy oggi guidato dal più alto scranno da quel “gentleman” di dirigente che risponde al nome di Daniele Fortuna (“nomen est numen”: verissimo!), genero del “presidente ad honorem”, il potente boss della componentistica per caldaie Mauro Ferraro. Sì, proprio colui che non tanto tempo fa portò il calcio a Sarego ai massimi vertici, tra Eccellenza e Serie D.
“Fubàl”, che allora si chiamava Seraticense.



