QUANDO IL GSP VIGO 1944 SI SOTTOPONE ALLA PROVA DEL… CUOCO!
Dove lo spirito di squadra passa prima dalla cucina che dal campo

Non sono solo i volontari silenziosi e preziosi a costituire la linfa vitale di una società dilettantistica, in qualsiasi città o regione d’Italia: ci sono anche i cuochi del giovedì o del venerdì sera (qualcuno anticipa perfino al mercoledì), dopo la seduta atletica settimanale.
Gli allievi dei vari “Tonino Canavacciuolo” della periferia, i master chef lontani anni luce dalle città metropolitane italiche, si mettono alla prova del fuoco davanti a fornelli a volte rudimentali, non modernissimi, ma sempre attrezzati di tutto l’occorrente che la società o le parrocchie mettono a disposizione.
Ed eccoli allora, chi più chi meno con il grembiule legato ai fianchi, i più senza il celebre cappello candido, icona del “re del tinello”, armeggiare con lunghi mestoli — quelli in ottone richiamano un passato contadino di cui, volenti o nolenti, siamo tutti figli — che affondano in marmittoni fumanti, veri e propri “aerosol rustici”, per le decine di litri d’acqua necessari a cuocere trenta piatti di pasta o carne bollita.
Presso la cucina del Circolo Noi, messa a disposizione ogni giovedì sera dalla parrocchia di Vigo di Legnago, attigua alla chiesa di San Martino e concessa dal parroco don Luciano (ora affiancato da don Marco) Bozza da Bevilacqua, si possono degustare (vedi ieri sera, giovedì 27 novembre 2025, ndr) gnocchi ai cinque formaggi — Fontina, Gorgonzola, Taleggio, Grana Padano e Philadelphia — oppure al ragù di pomodoro con un pizzico di cipolla. Piatti che accontentano anche la colonia di atleti musulmani della Prima Squadra, militante in Seconda Categoria, girone C, del presidentissimo Raimondo De Angeli (originario della patavina Saletto), pattuglia guidata dal mister di Ospedaletto Euganeo, Beppe Schivo, classe 1962.
«Sì» spiega Germano, affiancato dai preziosi collaboratori Livio, Moreno Moschetta (in veste di assaggiatore), Roberto Lucchini e Daniele, «il nostro compito, compresa la mezz’ora di spesa, si traduce in 4-5 ore di tempo. Ma la soddisfazione più grande è vedere che tutti chiedono il bis e sentire quell’applauso che ci riempie di gratitudine da parte dei commensali».
«L’unica piccola difficoltà» precisa Livio «anche se siamo sempre ben provvisti di pasta e barattoli per i ragù o i sughetti, è quando da 15 ospiti saliamo a 20 o 22: non è la stessa cosa cucinare tanti risotti, soprattutto quando i nuovi commensali non possono mangiare maiale! Se il numero cresce, bisogna ingegnarsi e preparare qualcosa di diverso, magari speciale».
I risotti, qui, al giovedì sera a Vigo, alle porte di Legnago, vanno per la maggiore: «Risotto al tastasal, ai funghi con Philadelphia, alla zucca con salsiccia, oppure al porro — un incrocio tra cipolla e aglio — e con un solo gambo di porro accontenti mezza dozzina di persone. Senza parlare del risotto alla veneta, allungato con brodo di carne o di cappone e verdure: ne vanno matti tutti, italiani e non!».
Agli atleti maghrebini, al posto dei condimenti a base di maiale, si serve riso ai funghi e formaggi, oppure al pomodoro, con tonno o con il “pessìn”, il piccolissimo pesce di fossi un tempo trasparentissimi, che ancora si trova in quel lembo di Basso Veronese che sfocia nel Mantovano (Maccacari, Erbè, Pontepossero, Correzzo).
Il costo, dunque, non è la manodopera di questi generosi cuochi, ma solo l’acquisto degli ingredienti per la cena.
«I dessert?» risponde l’umile Daniele. «Se qualcuno fa gol o compie gli anni, offre un cabaret di paste da condividere. Come secondo piatto? Sopressa veneta, salame nostrano, pancetta, nient’altro. Il vino? Bianco frizzante dei vicini Colli Euganei, tanto caro sia a De Angeli che al mister, entrambi originari di quelle colline. A Natale trionfano pandoro e panettone; a Pasqua colombe e uova di cioccolato. Facciamo con quello che passa il convento… pardon, la parrocchia. Ma nessuno si è mai lamentato del poco, quando è servito con tanto amore».
Ma il piatto forte di questi volontari — chiediamo mentre versano i fumanti marmittoni nello scolapasta — qual è?
«Passione. Amore per la cucina e per trascorrere qualche ora in allegra compagnia».
Della serie: cosa vuoi di più dalla vita… anzi, dalla cucina del GSP Vigo 1944?



