POCHI IN PIEDI PER ONORARE IL GRANDE ALEX ZANARDI
Il silenzio c’era. Il rispetto, molto meno.

Come un chiaroscuro in uno dei più celebri capolavori di Caravaggio, domenica scorsa, 3 maggio, a Saletto di Montagnana.
All’imperdibile, memorabile, esaltante e spettacolare sfida tra i basso-padovani della Solesinese di mister Michele Selleri — tornati in Promozione grazie al gol firmato al 124° minuto dal “panzer” Stefano Coraini da Bevilacqua, classe 1995 — e l’Atletico Città di Cerea del presidente Diego Piva e di mister Luca Monastero, ha fatto da stridente e riprovevole contrasto l’atteggiamento assunto da due terzi degli oltre mille spettatori presenti al campo neutro di Saletto di Montagnana, in provincia di Padova.
Pochi istanti prima dell’inizio della sfida, infatti, il direttore di gara maghrebino ha fischiato il minuto di raccoglimento per onorare la memoria di Alex Zanardi, salutato per l’ultima volta martedì 5 maggio nella non lontana Noventa Padovana, come previsto dal regolamento adottato in tutta Italia e in tutte le discipline sportive.
Sull’impianto è piombato un religioso silenzio. Nessun fischio, nessuna protesta — ci mancherebbe altro — ma ci ha profondamente colpito vedere alzarsi in piedi soltanto una minima parte del pubblico, forse un quinto degli spettatori presenti.
E questo è accaduto nel Veneto dell’ex “Balena Bianca”, la Democrazia Cristiana, dei milioni di presunti democristiani, praticanti o meno. Se siamo arrivati a scriverlo, non è certo perché abbiamo qualcosa contro una delle regioni più laboriose e ancora locomotiva d’Italia, ma per la mancanza di rispetto mostrata verso quello che è stato non solo un immenso campione dello sport, ma anche un nobilissimo ed eroico esempio di essere umano.
Alex Zanardi ci ha insegnato a non mollare mai. A pedalare, a pagaiare, a stringere i denti anche quando la strada si fa ripida. Viene inevitabile pensare a un altro grande romagnolo, Marco Pantani, trionfatore al Tour de France dopo l’epica impresa sul Galibier. Ma Zanardi è andato oltre lo sport: ha trasformato il dolore in dignità, la tragedia in forza, la sofferenza in speranza.
Sì, perché Alex — bolognese, ma senza alcuna sterile e inutile discriminazione regionale — rappresenterà per decenni, forse per secoli, l’immagine più autentica del non arrendersi mai. Anche quando hai perso tutto. Anche quando metà del tuo corpo non c’è più e davanti a te sembra aprirsi soltanto l’abisso della disperazione.
Un’icona paragonabile, per intensità di coraggio e ricchezza umana, alla veneziana Bebe Vio: altro splendido volto dello sport paralimpico, sempre sorridente, quasi un alter ego femminile dello straordinario Zanardi.
La storia, la letteratura mondiale e la mitologia greca ci hanno consegnato eroi forse mai esistiti davvero — Achille, Ettore, Enea che torna dalla guerra portando sulle spalle il vecchio Anchise — ma un uomo della forza d’animo, dei valori umani e della discrezione di Alex Zanardi difficilmente tornerà a esistere.
Fin da piccoli ci hanno insegnato che, quando vuoi salutare una persona — un amico, un ospite, perfino un cliente — è buona educazione alzarsi in piedi.
Allo stesso modo ci hanno insegnato che il grado di civiltà di un popolo si misura anche dal rispetto che dimostra verso i propri morti: siano essi persone comuni, sconosciuti, oppure “eroi eterni” come Alex Zanardi.
Ecco perché i nostri cimiteri sono vuoti.
E forse anche le chiese.



