PIÙ DI 100 GOL “RESI” DA BOMBER E CAPITANO ALL’US VIRTUS B.V.
“El Resi”: il gol come destino, la Virtus come pelle
È stato l’attaccante più prolifico dell’US Virtus B.V. sinibaldo-nociniana: più di 100 reti — forse 113 — in un duello fino all’ultimo respiro con il compagno del pacchetto offensivo Danilo Meneghelli.
Armando Residori, classe 1949 (è nato l’8 febbraio). Il padre disoccupato, la mamma “con i pantaloni”: forte di carattere, più bersagliera che genitore, difficile da piegare e sempre fedele alle sue origini croate, nata a Pola, nella cosiddetta Jugoslavia. Ezio, Armando e Ivanka: questi i suoi tre figli.
Al piccolo Armando, di ritorno da Pola — dove era andato a trovare i nonni — bastò vedere la mamma, scesa sui binari alla pensilina della dogana di Divaccia (Divaca), rompere contro la ferrovia un paio di bottiglie di grappa che il nonno aveva amorevolmente preparato e donato alla figlia.
Ricorda ancora mamma Milena mentre cercava di bloccare l’avambraccio del dottor Sinibaldo Nocini — medico di base e presidente della Virtus — intento a cucire tre punti sulla fronte del figlio bomber, provocati da una sassata scagliata da un ragazzino escluso da una partitella giocata in un prato. Lì, poco dopo, sarebbe nata la “casa del calcio e dei sogni” per tanti bambini del quartiere a Est di Verona: il “Mario Gavagnin”.
“Fu tuo padre, el dotor” ricorda “El Resi” “a porgermi le forbici il 9 maggio 1970, in occasione del taglio del nastro dell’inaugurazione del Mario Gavagnin, alla presenza del sindaco, l’onorevole e avvocato Renato Gozzi”.
Destro o sinistro, poco importava: “El Resi” colpiva la palla al volo o da fermo con la stessa ferocia.
“Il mio gol più bello? Quello contro il Magico Sommacampagna dei fratelli Dino — il presidente — e Cesare — il mister — Maccacaro. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da ‘Ange’, al secolo Maurizio Albanese, con il numero 7 sulla maglia, mi attorciglio su me stesso e, allungandomi, devio di testa il pallone come un manubrio. Finisce nel sette, quello più lontano dalla presa di ‘Garellik’ Bertucco.”
Un gol che segnò anche il suo trasferimento, l’anno successivo, proprio al Somma.
Sempre con il numero 10 sulle spalle e la casacca rosso-blu (tranne l’anno del “tradimento” a Sommacampagna), l’attaccante borgo-veneziano firmò anche una cinquina al nuovo Mario Gavagnin, in uno storico 0-6.
“Sì, quella manita è il mio record personale. Peccato che mio zio, dopo avermi promesso 500 lire per ogni gol, se ne sia andato dopo il secondo…”
Un bomber alla Roberto Boninsegna.
“Sì, come ‘Bonimba’, non avevo paura di tuffarmi in area né di colpire di testa rischiando. Una volta una sforbiciata mi costò cinque punti di sutura, un’altra sono tornato a casa con un cratere sotto il ginocchio. Il dotor Nocini lo riempì di garze e mi rimise in piedi con infiltrazioni miracolose. Un’altra volta ancora, cinque punti per una testata ricevuta da Ballarini dell’Ambrosiana.”
“El Resi” fu protagonista anche della favola del Sivam Bagnolo, piccola realtà di Nogarole Rocca, creata dal dottor Carlo Giavoni (di cui conserva ancora un assegno da 34 mila lire mai incassato!) e affidata a Giancarlo Gatti, tecnico che aveva vinto in Svizzera con il Basilea.
“Gran bella squadra” ricorda “infarcita di Cherobin, Gobbi, Tovo e Costantini. Memorabile lo spareggio contro il Cologna Veneta di mister Arcangelo Mercurio.”
Espulso?
“Sì, una sola volta. L’arbitro ne combinò di tutti i colori: ci negò un gol regolare e ne convalidò due fantasma agli avversari. A fine partita fermai Albanese, pronto a lanciare un sasso. L’arbitro vide me con la pietra in mano… e mi diede quattro giornate. Se non fossi stato capitano, sarebbero state sei mesi!”
Davvero un bomber di altri tempi, “El Resi”. Uno di quelli che oggi si vedono raramente: uno che la maglia la sentiva addosso come una seconda pelle.



