La partita del Noce
Eccellenza, gir. "A", Montorio vs Villafranca v.se: 1-0

Torniamo a rimettere piede, dopo una trentina d’anni – forse di più – nell’impianto di via dei Cedri, a Montorio.
La prima novità che ci accoglie non è il manto di gioco, rimasto fedele alla sua erba naturale, ma il nuovo battesimo del campo: da oggi lo conosciamo come
Campo delle Sorgenti, nome che affonda le radici nella storia e nella natura generosa di questo borgo, cinto da colline e da sgocciolanti risorgive.
Le barriere che delimitano il rettangolo verde sono alte appena un metro e lasciano spazio agli spalti, alla maniera degli stadi britannici, dove la recinzione non ha mai fatto da barriera fra pubblico e gioco.
A far da cornice alla porta difesa nel primo tempo dal giovane Matteo Hrabar (2004), nipote di un mio collega del Gazzettino, le nuvole disegnano un gigantesco omone che oscura un grappolo di case arrampicate sulle colline.
Tra le gradinate e i ricordi si aggirano i fantasmi di chi ha consegnato il Montorio Calcio all’attuale presidente, il geom.
Lorenzo Peroni, l’uomo che ha dato forma moderna a questo impianto.
Riaffiorano i nomi di
Gilberto Andreoli, allora imprenditore dei camion, e di
Mario Arganetto, detto “Culòn”, abile artigiano di sedie per i salotti d’Italia.
E, come in ogni storia che si rispetti, Montorio porta con sé anche leggende: quella di Florio e Bianco Fiore, narrati da Boccaccio nel Filocolo (1336-1339), le cui ossa giacciono – si dice – nel maniero scaligero; e quella del Castellano tradito, a cui un ectoplasma tornò a rapire la donna amata in un banchetto di vendetta.
Catapultandoci al presente, l’ultima domenica di settembre – assolata e frizzantina – ha regalato la terza vittoria consecutiva al Montorio di mister Alberto Baù, perzacchese: sterile in Coppa Italia, ma prolifico in campionato. Finisce 1-0 contro un Villafranca giovane e frizzante, animato dal talento classe 2006 “Leao” Smith Ogosa Oni (da segnare in taccuino) e dal 2001 Muhammad Loris Thiam, due frecce nella faretra di mister Vincenzo Cogliandro, bresciano di lungo corso (Ciliverghe, Vigasio, Darfo Boario).
Tra i migliori in campo, il cursore di fascia Mattia Lavarini, mentre il direttore di gara ha estratto gialli per Andrea Bilotta (’99) e Chris Kouame (2002).
Il Montorio ha mostrato la brillantezza del suo folletto offensivo,
Luca Dosso (2004), attaccante di Cadidavid con il futuro negli scarpini. Ma la firma del match è stata di
Marco Tacchella (2004), autore della spizzata vincente al 65’ su corner pennellato dall’immarcescibile
Federico Marchetti (1988).
Da segnalare anche l’ottima prova dell’esperto
Luca Lavagnoli (1986).
Ammonito il montoriese Gael Kunsunga (2008). Poco spazio, invece, per il “dottor commercialista” Nicolò Zanetti (1986), ex Sambonifacese e Vigasio, juventino di cuore, lanciato solo nel finale da Baù: età ed esperienza a volte pesano come chiodi arrugginiti a cui appendere gli scarpini.
Un applauso lo merita Jeffrey Abedi (1999), scuola Virtus, oggi infermiere professionale: la sua energia in mezzo al campo ha dato la proverbiale “susta” ai compagni nel secondo tempo.
Il diggì villafranchese Mauro Cannoletta, leccese, lascia il campo imbufalito, ricordando i gesti scaramantici di Boniperti che abbandonava lo stadio prima del triplice fischio. Ma il dirigente salentino, uomo d’arma e di passione, non deve disperarsi: la stoffa della squadra è buona, il telaio ben rodato e il sarto, mister Cogliandro, saprà certamente ricamare nuovi capitoli per gli “azulgrana del castello delle sfogliatine”
Andrea Nocini



