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SINIBALDO NOCINI, IL "PRESIDENTE DEL BORGOROSSO FOOTBALL CLUB", VERSIONE VERONESE

Questa nomea l’ha accompagnato per tutti i suoi quattro mandati (pari a un totale di 16 anni) di Consigliere Nazionale della Medicina dello Sport, durante i simposi, i cenacoli, i corsi di aggiornamento tenuti dal CONI, nella Capitale.
L’alternativa, più breve – coniata dall’ancora operativo medico della Lazio, il dottor Ivo Pulcini, oggi ottantenne, allievo cresciuto nell’Università romana assieme al coetaneo, amico fraterno e collega Pino Romano –: con entrambi gli specialisti e, soprattutto, con l’ex medico sociale della Roma, Silvano Silvj, nacque una splendida amicizia, capace di andare oltre l’aspetto medico e calcistico.
E che guadagnò a “el dotor de Borgo Venesia” il confidenziale appellativo di “Sini”, in omaggio quasi a quel medico, mio babbo, originario di Faenza, laureatosi a Bologna, piovuto a Verona per l’eterno amore nei confronti di mamma Tiziana, che lo fece diventare padre di cinque marmocchi tutti maschi.
Già, “Sini”, tifoso – da buona ex promessa (da qui un altro soprannome affibbiato dai supporter romagnoli a quell’aletta dai capelli imbrillantinati e non ancora sedicenne: “ala destra del Faenza, calciatore per eccellenza”) – dei biancazzurri romagnoli; lui, che sognava di diventare un professionista nel calcio che conta, ma prima di tutto gran tifoso della vita, per via di quell’entusiasmo che sapeva trasmettere – anche ai suoi pazienti, nelle diagnosi quasi mai errate – a tutti coloro che lo circondavano fuori dall’ambito medico e che, anche tralasciato quest’importante aspetto, lo rispettavano, lo cercavano e, in buona sostanza, lo amavano.
Sinibaldo, cognome un po’ antico, un pochino misterioso, a volte ingombrante (letteralmente: ingegno ardito), e che ogni volta era costretto a valorizzare spiegando che in Italia esistono via Sinibalda, a Consandolo, frazione della ravennate Argenta, e la Rocca Sinibalda, in provincia di Rieti.
Ma, aggiungeva con un briciolo di comprensibile fierezza, che anche un Papa – Innocenzo IV (1195, Manarola, La Spezia – 1254, Napoli), 180° pontefice della Chiesa Cattolica, il cui regno durò una decina d’anni – si chiamava Sinibaldo Fieschi, dei conti di Lavagna, appunto il ligure di riviera di Levante, nato in una delle Cinque Terre.
Romagnolissimo – altra singolare coincidenza – anche il film interpretato a Lugo di Romagna, nell’assolata campagna romagnola, conosciuta per le gesta del Baracca Lugo – in cui militò perfino un certo Arrigo Sacchi, da Fusignano –, compagine che oscillava tra la Serie C2 e la D.
Ebbene, in quell’estate in cui la pellicola fu montata, tra le scene girate all’impianto – oggi molto trascurato e in preda a impietose quanto aggressive sterpaglie – dello stadio intitolato all’asso dell’aviazione Francesco Baracca, caduto eroicamente durante il Primo Conflitto Mondiale, e magnificamente interpretato da Alberto Sordi, comparve anche il veronese – originario di Sanguinetto, ma da anni borgo-romano d’adozione – Germano Pistori, classe 1948, mediano della Primavera dell’Hellas Verona con cui si cucì addosso (1966-67) il tricolore, ex Nardò di Lecce e, poi, mister delle giovanili helladine e del ChievoVerona.
Pistori viene ripreso come illustre comparsa mentre, sul lettino medico collocato all’interno dello spogliatoio, si sottopone a un massaggio a una coscia.
La mia decennale frequentazione – conseguita la Maturità Classica all’Istituto alle Stimate (luglio 1980) – con l’ex mediano e poi trainer delle più giovani leve dell’Hellas Verona, dovuta al mio incarico di Addetto Stampa del Settore Giovanile del Verona, guidato in quegli anni da Osvaldo Bagnoli, sotto la presidenza del mancato filosofo e concessionario di automobili, il virgiliano Tino Guidotti, mi aiutò a riconoscere Pistori mentre guardavo il film, girato nell’estate del 1970.
Pellicola che io amo definire il papà di un’altra ironica opera-film dedicata al calcio italico, “L’allenatore nel pallone”, magistralmente interpretata dal pugliese Lino Banfi; questa volta non nella veste – alla pari di Sordi – di presidente, bensì di allenatore stralunato, ossessionato dall’imitare un altro personaggio che ha tracciato la storia sulla panchina dei “galletti” del Bari: mister Oronzo Pugliese.
In questo caso si decise di girare il film a Rio de Janeiro, in Brasile, nell’estate del 1984, e la pellicola vide la partecipazione anche dell’attore comico Roncato Sammarchi.
Mentre, a Lugo di Romagna, si diede spazio a un blitz richiesto dall’asso di Juve e Napoli, l’indimenticabile genio argentino Omar Sivori.
Quel mio riconoscimento di un calciatore veronese in forza ai bianconeri lughesi mi diede la possibilità di godere di un briciolo di gloria: l’ingresso nelle pagine de Il Corriere di Verona, inserto del più prestigioso quotidiano italiano, il Corriere della Sera.



