La partita del Noce

Andrea Nocini • 10 novembre 2025

2^ Cat.,Gir. "C",9^ di andata: ASD BOVOLONE 1918 VS VILLA BARTOLOMEA= 1-4

Al “Giorgio Cavallaro”, negli splendidi impianti sportivi di Bovolone, dove da cinque anni a questa parte si tiene, verso primavera, il prestigioso Torneo Internazionale del Pulcino d’Oro, è andata in scena la peggior prestazione stagionale del Bovolone versione 2025-26. “Oggi proprio no”, commenta amaramente il presidente Marco Gonzato, arredatore di Villafontana. “In campo non c’eravamo, avevamo la testa chissà dove. Se devo salvare qualcuno, direi il nostro centravanti e ingegnere, classe 1999, Vittorio Pozzani, figlio del sindaco Orfeo. Poi, fiocchi di insufficienza per tutti gli altri: sembravano già pronti all’inverno e alle feste di Natale.” Il giudizio è severo ma condivisibile. I rossoneri mobilieri sono apparsi spenti, privi di reazione e di anima, incapaci di reagire ai tre gol subiti con fin troppa rassegnazione. Nessuna colpa, per carità di Dio, al mister Alberto Piccoli – di cui si conoscono la passione, l’aggiornamento e la preparazione – ma questa volta il suo Bovolone è sembrato irriconoscibile, quasi svuotato.

Il primo sussulto della gara arriva al trentesimo minuto, quando Gabriele Crivellaro, classe 2002, sfrutta un corner pennellato dall’ex Cerea Luciano Passera e con un mezzo tacco-collo trova la deviazione vincente che porta avanti il Villa Bartolomea. Un gol che taglia le gambe ai padroni di casa, già lenti e confusi. Si va al riposo con il Bovolone sotto di una rete e con la sensazione di non essere mai davvero entrato in partita. Al rientro dagli spogliatoi, i rossoneri sembrano aver bevuto più camomilla che tè: la musica non cambia, il Villa controlla con calma e colpisce al momento giusto. Al 53’ Crivellaro si ripete con una punizione dal limite: parabola perfetta, sopra la barriera, e palla sotto la traversa alle spalle dell’incolpevole Alessio Sossella, classe 2003, ex IsolaRizzaRoverchiara. È il 2-0 e la partita sembra chiusa. Il Bovolone prova una timida reazione, ma gli ospiti non lasciano spazi e al 63’ arriva anche il tris, firmato da Passera, che batte direttamente su punizione il povero Sossella, sempre più martoriato.

Solo al 68’ i locali trovano un barlume d’orgoglio. Il numero 3 del Villa, Emanuele Ingrosso, classe 2000, atterra in piena area il pari numero Lorenzo Saggioro, classe 2003. L’arbitro, ben piazzato, indica senza esitazioni il dischetto. Sul punto di battuta si presenta lo stesso Saggioro, che calcia con decisione all’incrocio. Il portiere Florian Bruga, classe 1996, ex Union C.U.S. Casale di Scodosia, vola nella giusta direzione ma nulla può. Il “Cavallaro” esplode in un boato liberatorio, guidato dal grido di “El Pozza”, e per un attimo si riaccende la speranza. Ma è solo un’illusione: l’inerzia della partita resta saldamente in mano al Villa, più lucido e determinato.

In piena “zona Stock 84”, quando i mobilieri avrebbero bisogno di un sorso d’amaro per digerire la giornata, arriva il colpo di grazia. Il numero 17 ospite, Mattia Coraini, classe 2002, firma il poker con una splendida mezza rovesciata dal dischetto del rigore, su assist di Luca Lucchini, ex Oppeano e Juniores del Legnago Salus, nipote del celebre “El Giuke”, mediano dalle leve d’acciaio del Castelbaldo, del Badia Polesine e dell’Union Vis Lendinara. Lucchini, dopo una cavalcata di decine di metri, serve al compagno un cross teso e preciso che Coraini trasforma in rete con gesto tecnico pregevole. Un gol da applausi che suggella la prestazione perfetta del Villa Bartolomea, squadra compatta, ordinata e cinica, capace di dominare dal primo all’ultimo minuto senza mai abbassare la concentrazione.

A fine partita, in tribuna, il presidente del Villa, Lucio “Pininfarina” Albarello – figura discreta e rispettata delle Valli Grandi Veronesi – applaude con compostezza i suoi ragazzi. Ex calciatore dilettante nel basso Padovano, Albarello incarna un calcio sobrio e autentico, dove l’esempio arriva sempre dall’alto: nella vittoria come nella sconfitta. È un’immagine che contrasta con quella del presidente Gonzato, visibilmente amareggiato, ma deciso a non gettare la spugna. “Serve ritrovare l’anima di questo gruppo,” avrebbe confidato a fine gara, “perché le qualità ci sono, ma vanno accese.”

Il Bovolone esce dal “Cavallaro” con le ossa rotte ma con la possibilità di ripartire. Una giornata storta può capitare, ma l’atteggiamento fa la differenza. La squadra di mister Piccoli dovrà ritrovare compattezza e concentrazione, perché il campionato è lungo e la stagione appena iniziata. Resta una lezione amara, come il bicchierino di Stock servito ai mobilieri: un sapore forte e sgradevole, ma che, se digerito nel modo giusto, può diventare il punto di partenza per ritrovare il gusto della vittoria.


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