Facce da spogliatoio

Andrea Nocini • 1 ottobre 2025

GIULIANO SPADINI, MISTER ALLA VASCO ROSSI

Giuliano Spadini

Nogarese, classe 1952, Giuliano Spadini rappresenta qualcosa di più di un semplice mister, che siede in panca alla domenica, magari, in giacca e cravatta, per compiacere la proprietà che l'ha scelto a dirigere il gruppo.
No, "El Spada" è tutt'altro: è barba incolta, alla cow boy di un film di Sergio Leone, voce arrocchita da un paio di pacchetti al giorno (che, forse, diventano tre, durante una partita vissuta in panca) di Winston blu, alla Vasco Rossi o se preferite alla Franco Califano.
Gran capacità di tenere il gruppo, di motivare i suoi giocatori e, soprattutto, una caratteristica che è "rara avis", è mosca bianca in moltissimi nostri allenatori, compresi i giovani che i corsi della Figc sfornano a centinaia ogni anno: la capacità di leggere il calcio, di prevedere e interpretare la sua imprevedibile mutezza durante i 90 e più minuti di gioco.
Per il plurimedagliato lupatotino trainer Fabrizio Sona, "Spada" è il migliore allenatore che la nostra provincia abbia fino ad ora conosciuto: "E' forte in tutto, è uno che di calcio ne capisce forse anche troppo, al punto di togliersi dalla mischia quando ha intuito che tutto il nostro mondo - dirigenti, innovazioni, regolamenti ed atleti - non fa più per lui".
Uomo diretto, che lo fa di lui un autentico personaggio, al punto che è capace, lì su due piedi, di mandarti a quel paese senza preavviso o raccomandata di ritorno.
Quando l'avvocato più famoso della Bassa veronese, il legnaghese di origini salernitane, France Salvatore, tifosissimo del Toro, lo chiamò nell'allora Sertie D (Interregionale) a guidare il suo LegnagoSalus, probabilmente aveva scambiato "El Spada" per una pedina della sua dama.
"Eravamo primi in classifica, davanti al Trento, mancavano una decina di gare alla conclusione" ricorda "El Spada": "Nello spogliatoio, France mugugnò un "qui c'è qualcuno che non mi ascolta". "Ma, ce l'hai con me, dissi, avendo capito a chi era rivolto l'interrogativo. Ebbene, mi alzai dalla panchina, e dissi: ora torno a produrre mobili, nell'azienda di papà Severino, e tu, presidente, trovati un altro mister".
Spadini è un uomo tutto d'un pezzo, ma di un cuore unico: si era sentito ferito nell'orgoglio che l'ha sempre contraddistinto e solo una ventina di anni dopo, recandosi nello studio dell'avv. France, chiarì i particolari, riconoscendo la grandissima opportunità che il professionista gli aveva dato: quello di allenare in Interregionale.
"Dopo le mie dimissioni" riprende Spadini "il Sud Tirol mi chiese di allenare in serie D, chiedendomi l'impegno a tempo pieno. Offerta alla quale rinunciai perché intento a portare avanti l'azienda a conduzione familiare. Lo ricordo ancora bene il compenso: 80 milioni di lire per due stagioni. Al posto mio, arrivò Attilio Tesser, e fu subito Serie C".
"El Spada" ha giocato attaccante a Cerea, Sanguinetto, Nogara, Ostiglia, Casteldario.
Come allenatore è stato in panca qualcosa come 38 anni: "Credo di essere unico per aver allenato dalla Serie D fino alla Terza categoria. I miei giocatori preferiti? Le punte come il sottoscritto, quindi, Fraccaro, Paolo Bonatti, quindi, Nicola Tommasetto ed Alessandro Rossignoli, il "Ros; molti dei quali mi hanno permesso di vincere 6 campionati".
A 17 anni, chiamato dal Parma, allora in C, e proveniente dalla mantovana Castel d'Ario, visse una breve parentesi - quella dell'intera preparazione con i ducali: sono stato nel Parma per un periodo, ho sostenuto alcune amichevoli (ricordo quella contro il Noceto, la Fortitudo Fidenza di Eugenio "Gene" Gnocchi e il Fiorenzuola d'Arda di bomber Stefano Pompini), poi, visto che era troppo faticoso il tutto - gli allenamenti e la lontananza da casa e dagli amici - ho stroncato subito, lasciando di basito tutti, genitori, amici e i dirigenti mantovani".
Forte a briscola, non a poker: uomo di parola, leale, e di gran cuore: durante una cena di Natale, alla Venera, l'abbiamo visto donare ai suoi giocatori la vincita di mille euro prevista nella classica lotteria.
Non ha mai voluto cimentarsi nell'allenamento dei giovani: "I zoàni i me fà criàr massa, e mi non gho mia pasiensa; e, pò non sono miga un insegnante. Tradotto: i giovani mi fanno andare su tutte le furie e io non ho pazienza; e, poi, non sono mica un insegnante. Comincio smoccolare, ed anche se sono ateo, non è giusto insultare un innocente come il bambin Gesù! Me la cavavo nella gestione del gruppo, ero un compagnone, uno della squadra, pronto a divertirmi anche fuori dal campo con loro"
Ha un figlio unico, Mattia, fisioterapista ed osteopata, classe 1980, oggi mister del Cherubine: "Lui è stato a lungo in Promozione e in Eccellenza, ricoprendo il ruolo di stopper. Rispetto a me è più equilibrato, sa gestire la truppa e sa leggere le partite".
Pochi sanno che "El Spada" è stato vice campione del Mondo, medaglia d'argento, al tiro al piattello: "Primo è arrivato uno spagnolo, io, invece, ho conquistato la medaglia d'argento. Era l'estate (Castelfranco Veneto, 29-30-31 luglio) del 1995. Le mie lacrime che scendevano al suono dell'inno di Mameli, mentre in cielo sfrecciavano le Frecce tricolori. Che bella giornata!"
Una vita passato nel calcio: alla Vasco Rossi, cicca in bocca, mani in tasca, voce alla Franco Califano, dove, però, il calcio per "El Spada" era tutt'altro che noia...



Andrea Nocini


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