Il nocino della buonanotte

Andrea Nocini • 25 settembre 2025

Dalla rovesciata all’infinito: la bellezza secondo Zara 

Nato a Venezia nel 1970, il 28 dicembre, ma formatosi – come ama orgogliosamente rivendicare – a Padova, Furio Zara è una delle firme più prestigiose del giornalismo sportivo italiano. Una penna autorevole e riconosciuta, capace di raccontare con la stessa intensità tanto il calcio quanto le sfumature della società, e di farlo sempre con uno sguardo lucido, partecipe, mai banale.

Scrittore di libri che hanno lasciato il segno, fra i quali ricordiamo “Bidoni”, “L’abatino, il Pupone”, “Le nostre Notti Magiche”, “Favole Mondiali”, “Ma è successo davvero?” (la favola Hellas Verona), “I cavalieri della favola rotonda”, “Gamba tesa”, “L’ultima curva” (dedicato ad Ayrton Senna), e altri ancora, Zara ha saputo coniugare rigore giornalistico e vena letteraria. Alla carta stampata ha affiancato la televisione, l’attualità e lo spettacolo, confermando una versatilità rara nel panorama editoriale italiano.

Per oltre vent’anni è stato colonna del Corriere dello Sport-Stadio, seguendo da vicino le vicende della Serie A. Ha raccontato eventi che hanno segnato un’epoca: i Mondiali di Germania 2006, Sudafrica 2010 e Brasile 2014, l’Europeo 2008, l’Olimpiade di Londra 2012. Inviato di rango, capace di cogliere l’attimo e restituirlo al lettore con emozione e precisione. Non a caso, nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi come il Beppe Viola (2006) e il Piero Dardanello (2007).

Oggi porta la sua firma e la sua voce alla Domenica Sportiva, storico salotto televisivo che ogni settimana mette in scena il racconto del calcio e dello sport italiano. E se la sua fede calcistica resta legata alla Spal, Zara non ha mai nascosto la passione viscerale per i Mondiali e per la Nazionale azzurra, vissuti e raccontati come momenti universali, capaci di unire un Paese intero.

Ma dove sta la bellezza del calcio, oggi, in un tempo in cui lo sport sembra vivere più di crisi che di poesia?

Zara risponde con l’intensità di chi lo sport lo ha respirato in ogni angolo del mondo:


“Restituire centralità all’uomo nello sport significa restituire centralità alla bellezza. I bambini – che sono poi i veri protagonisti, i primi fruitori, quelli che si innamorano delle discipline sportive – restano incantati davanti al gesto tecnico. Ed è lì che germoglia la bellezza. Dostoevskij scriveva che la bellezza salverà il mondo. Io credo che, nello sport, il gesto tecnico sia la bellezza che può salvare noi. Un colpo di tacco, una rovesciata, un canestro impossibile, una schiacciata, una volata nei cento metri, una parata all’incrocio: sono attimi che ci fanno vibrare, che ci elevano. Sono attimi che ci portano, come un arco che tende la sua freccia, verso il Creatore, verso l’Infinito. Lo sport è questo: la celebrazione della parte migliore dell’uomo.”

Nelle sue parole c’è la convinzione che lo sport vero, quello autentico, custodisca un frammento di verità sul mondo e su di noi. Non un lusso, non un intrattenimento, ma un linguaggio universale che accoglie tutti e a tutti appartiene.

E allora la risposta alla domanda iniziale è semplice: la bellezza del calcio, e dello sport in generale, non è perduta. È ancora lì, nei gesti che incantano, nei sogni dei bambini, nelle emozioni condivise. È lì ogni volta che, guardando una gara o una partita, ci scopriamo a celebrare la parte migliore di noi stessi.

“Non c’è niente di più consolante”, conclude Zara. E in quella frase c’è tutta la sua idea di sport: non un’illusione, ma un atto di fede nella bellezza dell’uomo.


Andrea Nocini

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