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PAOLINO STANZIAL, QUANDO “GIGGIRIVA” MI PREGAVA DI NON AMMACCARGLI IL SINISTRO!

“Calcio, amore e pubalgia”: così potremmo intitolare il docufilm dedicato a Paolino Stanzial, nato il 12 dicembre 1948 nelle campagne assolate di Isolalta, nel Vigasiano. Un ragazzo che a 16 anni, come Rivera qualche anno prima, entrò nel calcio dei “fuorilegge del fubàl”, i minorenni che già calcavano i campi dei professionisti. Il suo esordio avvenne nella SPAL di Osvaldo Bagnoli, Fabio Capello ed Edi Reja.
La corsa non gli mancava, e nemmeno l’abitudine alla fatica, lui figlio della zolla. Al “Mazza” di Ferrara fu accolto dall’erba vera, col suo profumo pungente di prato appena tagliato. «Andavo agli allenamenti in Vespa, sotto l’afa di primavera e il gelo dell’inverno. Ma il richiamo del calcio e la scalata verso il professionismo erano come le luci per le falene: irresistibili».
In quelle due stagioni affrontò avversari di ogni tipo. «Mi piaceva difendere, ma spesso mi chiedevano di francobollare l’uomo più pericoloso. Come quando a Firenze, nel 1968-69, Bruno Pesaola — “El Petisso” — mi dava del “lei” e mi ordinava di seguirlo fino al bagno». Pesaola era un uomo di personalità travolgente: non esitò a lasciare in panchina Luciano Chiarugi per dieci giornate, rischiando l’insurrezione della Curva Fiesole. Ma la sua linea Maginot — Rizzo, Merlo, Esposito, De Sisti — funzionava, con Maraschi e Amarildo a depositare palloni in rete.
Già, Amarildo. «Ero il suo autista. Non aveva la patente brasiliana e lo portavo io agli allenamenti con la sua Mercedes Pagoda bianca». Paolino, terzino destro, veniva quasi sempre impiegato a sinistra: «Contro il Brescia, all’“Artemio Franchi”, Giancarlo Salvi non toccò palla e la Fiorentina fece un passo decisivo verso il tricolore».
Un battesimo del fuoco lo ebbe anche contro l’ala sinistra calva del Bologna scudettato del 1964: «Non ti puntava mai in laterale, finivi per guardare a sinistra mentre lui aveva già deciso di calciare col destro».
E poi l’incontro con Ezio Vendrame, il George Best italiano: «Trentacinque minuti di magia pura, ti nascondeva la palla come un giocoliere. Poi le batterie si scaricavano, ma che talento…».
Tra i portieri affrontati, il più elegante: Carlo Mattrel, “il portiere in frac”. Un giorno, contro la Juventus, si presentò Omar Sivori dal dischetto. «Dopo aver tormentato il pallone, guardò Mattrel: “Adesso te la metto là!”. Tirò dalla parte opposta. Poi gli disse: “Ma allora non mi conosci? Sono un figlio de mignota!”».
E ancora Amarildo Tavares da Silveira, “El Garoto” di Rio: stop di petto, dribbling, conclusione immediata. «Durante la settimana provava e riprovava, sempre con la stessa fame. Credo sia ancora vivo: ha sposato una sarda, quattro figli, tre scuole calcio intitolate a lui».
Un incontro fondamentale della carriera di Stanzial fu Armando Picchi, suo allenatore a Livorno quando la pubalgia lo costrinse a lasciare Firenze. «Un gentiluomo. Ci comunicò, a quattro giornate dalla fine, che sarebbe andato alla Juventus. Poi la malattia ce lo portò via troppo presto». Per curarsi, Paolino era seguito dall’allenatore dei portieri del Verona, “Momo” Bizzotto, che lo accompagnava all’ospedale di Careggi.
Restando in tema Inter, impossibile dimenticare Luisito Suárez: «Da 40 metri ti metteva la palla sullo scarpino. Aveva un compasso al posto dei piedi».
Sul fronte Milan, i ricordi sono altrettanto vivi: Altafini, Rivera, Anquilletti, Lodetti, Rocco, Schiaffino, “El Dios del Fútbol”: «Classe smisurata, roba da mal di testa». Nel Napoli trovò Sivori, Barison e Juliano.
E poi lui, Gigi Riva. «Lo affrontai al Sant’Elia. Una statua, “Rombo di Tuono”. Mi disse subito: “Entra pure duro, ma non farmi male al sinistro. Con quello devo campare!”. Giancarlo Salvi era il suo crossatore perfetto: rapidità e precisione fatte persona».
Infine la Juventus: Bercellino, Salvadore, Castano, De Paoli, Stacchini, Zigoni. «“Zigo-gol” era imprevedibile, un fulmine. A Verona ha scritto le pagine migliori della sua carriera».
Questo è Paolino Stanzial: il terzino che conosceva la dura scuola delle zolle, partendo da quelle domestiche della minuscola Isolalta fino ai palcoscenici della Serie A.



