Nuovo cinema Aurora
ENRICO GIRONI, IL PORTIERE CON LA CICCA IN BOCCA

Portiere dal carattere sincero, diretto, dai modi talvolta stravaganti, Enrico Gironi, classe 1958, tra i pali ci era finito per esigenza, per poi non lasciare più quella cornice di legno o ferro battuto.
«Sono nato» – racconta – «come esterno destro. Il mio primo mister, Roberto Zurischi, al campetto degli Ebrei, mi chiese di sostituire l’influenzato Marco Bonesini e io dissi subito “sì”. Avrò avuto nove o dieci anni, e la porta – allora fatta di sacchetti della spesa, di giubbotti o di maglioni raggomitolati – mi ha come stregato, ammaliato».
Tutta la trafila delle giovanili nell’U.S. Virtus Borgo Venezia, fino al debutto in Prima Squadra, guidata dall’ex Officine Bra di Quinto di Valpantena, stretto collaboratore di Giancarlo Gatti, il bancario Fausto Zanoni. In quel gruppo, gli avanti Danilo Meneghelli, impiegato alle FFSS; Maurizio Albanese, detto “Ange” da Angelillo, ragioniere alla Veronesi Mangimi di Quinto; Ottavio Chesini, Patrizio Bellesini, figlio e lui stesso fornaio di Borgo Venezia; Stefano Roncolato, Giorgio Moreschi e altri ancora.
«Il titolare, l’ingegner Giorgio Zanoni, aveva lasciato Verona in cerca di un’occupazione a Genova: toccò al sottoscritto difendere la porta virtussina, anche se quell’annata molto, per non dire tutto, andò storto, tanto nei risultati quanto nella fortuna. In Seconda Categoria il mister era il geometra Dario Adami, e giù, un’altra retrocessione, cavolo! Ripartii dall’Under 23, che segnò l’inizio della lunghissima panchina su cui è seduto “Ferguson” Gigi Fresco. “Reduci” di quelle due incredibili e amarissime retrocessioni restammo io e Omero Polacco, il centrocampista n.8 dalle punizioni-bomba.
Con il tycoon virtussino diventai riserva di Franco “Zeta” Zamberlàn, fratello del cestista della Glaxo Verona e benzinaio. Non accettando il ruolo di comprimario, accettai subito l’offerta di salire a Rivoli, come titolare, chiamato dal cognato medico di “Ciacio” Barana, con i montebaldini allora in Seconda Categoria. Ma un grave infortunio alla caviglia mi disarcionò dalla sella e dal cavallo della speranza di ripuntare in alto con i guantoni».
«Quindi» – rincara la dose dei ricordi Gironi – «sette anni nella Pizzeria Da Leo, Amatori CSI, con i quali conquistai un terzo, un primo e un secondo posto. Poi affiancai Gino Carli su invito dell’allora responsabile del Settore Giovanile e della Scuola Calcio del club borgo-veneziano Andrea Chiecchi, braccio destro di Gigi Fresco. Già, Gino Carli, specialista con il quale faccio parte del Talent Keeper di Marco Fagnani, una sorta di academy per portieri (lunedì e sabato mattina i giorni di allenamento). In questa palestra di addestramento degli estremi difensori anche Daniele Guiotto; un’Academy che a giugno organizza anche due settimane di camp riservato ai soli portieri».
Prima ancora dell’Academy, Enrico aveva allenato per quattro stagioni i giovani “guardiani dei fari” del Calcio Caldiero, chiamato dal dirigente Augusto Fanini, dopo aver prestato opera all’A.C. Colognola ai Colli. Poi soltanto Virtus, fino al 2023, prima di un anno di stop e della ripresa con vigore e sana passione nel San Martino Giovani, chiamato dall’ex diesse virtussino Adriano Zuppini nel nuovo sodalizio presieduto da Walter “Fucilone” Micheloni e dal suo vice Erasmo Sganzerla, il “re del piatto degli asparagi” della Mambrotta di San Martino Buon Albergo.
Sposato con Andreina, che gli ha dato due figli – Daniele, dirigente prima del vecchio Chievo di Luca Campedelli e ora dell’Hellas Verona, e Alberto, arbitro fin dai 14 anni, arrivato a fischiare in Eccellenza e oggi assistente delle “giacche nere” della stessa categoria – Enrico conserva, nel suo passato di portiere vivace e un po’ estroso, un aneddoto molto originale:
«Al “Gavagnìn”, una domenica mattina, mister Mirko Mazzola mi convoca titolare degli Juniores Regionali. La partita registrava la nostra netta supremazia, e io, stanco di non poter mostrare il mio valore, scorgendo un mio amico dietro la rete di recinzione della porta – quella che dà sugli spogliatoi – imboccai il cancelletto dell’uscita, gli chiesi di offrirmi la sigaretta che aveva già iniziato e tornai in porta per consumarla definitivamente, con grandi boccate! Non ti dico quante me ne sono sentite dal grandissimo e compunto, distinto mister Mirko, ex Calcio Venezia, agente di commercio di spezie! Sì, ma mi raccomando, non scriverlo questo episodio!»
«Se vuoi» – riattacca Gironi – «un altro aneddoto te lo fornisco io. Ebbene, come premio partita, in caso di vittoria, il presidente Sinibaldo Nocini mi concedeva l’onore e la gioia di guidare la BMW color grigio metallizzato, targata VA, perché acquistata a Busto Arsizio da un suo amico del mare concessionario, “El Gianìn” Rimoldi. E non ti dico quanto la cosa mi facesse piacere, con te seduto dietro a sorridere, a prendermi in giro, e con “el dotò” che non vedeva l’ora che il tragitto di andata e ritorno terminasse a buon fine!»
Un’altra storia di uno dei mille “ragazzi di borgata”, che crescevano a pane e pallone in un quartiere difficile, fatto di salariati delle Officine Grafiche Mondadori (in Borgo Trieste) e di tanti operai che faticavano ad arrivare a fine mese. Da qui il soprannome “Borgo Ciodo” per Borgo Santa Croce, perché si appendevano al chiodo della cucina le cambiali da pagare!
«Nessuno, però» – conclude il “portiere con la cicca in bocca” – «era più felice di noi quando, terminata la scuola, ci riversavamo in piazza Libero Vinco (quella di fronte alla chiesa di San Giuseppe Fuori le Mura) a rincorrere il pallone fino a sera – specialmente in primavera ed estate – nel campetto degli Ebrei. Oppure a giocare a carte o a biliardo al Bar Gustavo di Silvano Fontana e moglie, o al Bar Giardino, sempre in piazza Libero Vinco, quello gestito da Stoppa.
Più pesanti, più insofferenti, invece, le riunioni – non solo di calcio ma anche infarcite di nozioni di Educazione civica – che non potevamo disertare per non finire in panchina: quelle tenute prima della gara, nell’aula di ricreazione del Cinema Aurora, accanto alla parrocchia di San Giuseppe Fuori le Mura».
Già, dove sicuramente molti di quegli adolescenti sognavano di vedere proiettato il film che li immortalava con la casacca dell’Hellas Verona o di un grande club professionistico.



