Il nocino della buonanotte
QUANDO LA VIRTUS NON POTEVA ESSERE SPONSORIZZATA

Verso la fine degli anni ’70, penultimo anno della dirigenza del club borgo-veneziano guidato da mio padre, il dottor Sinibaldo Nocini, e poco prima della “rivoluzione bulgara” (si fecero votare i sedicenni, contrariamente a quanto contemplato dallo Statuto societario rosso-blu!), quella che portò poco dopo Luigi Fresco alla guida del sodalizio del popoloso rione a Est di Verona, capitò un episodio che non posso dimenticare, in queste notti livide dal freddo e, qui nella Bassa, intrise di umidità.
Grande era l'amicizia — in parte interessata dal bisogno di piazzare autoveicoli Fiat — tra il concessionario Marcellino Albi e mio padre, che aveva acquistato un paio di utilitarie, una per sé e una per mamma Tiziana, in via Zeila: una via che segnava quasi da spartiacque il confine tra Borgo Venezia e San Michele Extra.
Una domenica mattina, al “Tiberghien” di San Michele Extra, durante una partita tra Juniores (o Allievi) Regionali — un sentito derby! — tra i padroni di casa audacini e gli eterni rivali virtussini, accadde che, durante un aspro contrasto uomo contro uomo, il figlio del concessionario Albi, centrocampista avversario della Virtus B.V., riportasse un infortunio non di lieve conto: la frattura e conseguente perdita di mezza rotula di un ginocchio.
Mio padre lasciò subito gli spalti del “Tiberghien” e si mise disperatamente — come credo avrebbe fatto qualunque di noi davanti a un simile episodio — alla ricerca, in mezzo al terreno di gioco, di quell’importante frammento osseo che completava la rotula.
Un’altra volta, anche se in circostanze diverse, una caduta in moto di un ragazzo che aveva preso male la curva davanti all’ex “Bar Gustavo” — quello sotto casa mia, in via Paolo Caliari — terminò con un volo senza casco contro una cancellata di ferro, provocandogli una forte commozione cranica e la perdita di sangue.
E mio padre, che aveva appena terminato le visite, si affacciò dal terrazzo che delimita la Piazzetta Paolo Caliari e invocò a gran voce l’aiuto dei presenti — soprattutto di quelli affacciati ai balconi (era un tardo pomeriggio d’estate) — chiedendo di procurare ghiaccio in quantità industriali per tamponare l’emorragia.
Fin qui, tutto eticamente e professionalmente perfetto da parte sua.
Passarono due-tre settimane. Il figlio di Albi recuperava lentamente, accompagnandosi per un certo periodo con un paio di stampelle, poi finite definitivamente in soffitta. Il buon genitore, commosso per la riabilitazione veloce del figlio — che poté in tempi ragionevoli affiancarlo in concessionaria — desiderò “sdebitarsi” (parola forse troppo grossa nei confronti di un medico, mio padre, plurispecializzato, che non solo era il loro medico di famiglia, perfino della madre di Albi, ma aveva semplicemente fatto il proprio dovere) proponendo di mettere il marchio della sua azienda, la Concessionaria Fiat Marcellino Albi, sulle maglie della Prima squadra borgo-veneziana.
Ma, appena indossate e inaugurato l’anno agonistico successivo, il Comitato Regionale FIGC-LND, informato dell’accaduto, punì la Virtus con una sanzione molto salata — ben più del costo del tè che si doveva offrire anche agli ospiti la domenica pomeriggio, bevanda calda e ristoratrice messa puntualmente all’ordine del giorno nelle riunioni dei dirigenti rosso-blu.
E poiché il sodalizio non era certo abituato a navigare nell’oro, alla fine di ogni campionato, in estate, pregava tutti i ragazzi di fare incetta di cartoni, giornali vecchi, carta usata, lamiere e rottami ferrosi (da vendere a Ballini), per permettere alla società di procurarsi i soldi per quella muta di lana rossa con bordini blu, la divisa che indossavano dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo.
«Caro mio Andrea» mi confidò babbo, «viviamo in un tempo in cui i cieli sono solcati dagli aerei e non si va più a piedi né in bicicletta da una città all’altra. I tempi sono cambiati, bisogna mettersi al loro passo!»
Come non darti ragione, babbo!
Ma adesso è troppo grasso che cola: basta assistere agli sprechi, al malcontento dei nostri dilettanti in fatto di rimborsi spese, e non solo.
Di sicuro, eravamo più felici quando eravamo più poveri e meno pretenziosi.
Buonanotte a tutti voi.



