Facce da spogliatoio

Andrea Nocini • 19 novembre 2025

PIERGINO ROMAGNANI, MASSAGGIATORE, SEGRETARIO ED AUTISTA DEI PULMINI VIRTUSSINI.

Se c’è una persona che, suo malgrado, è diventata personaggio nell’ambiente virtussino di Borgo Venezia, quella è Piergino Romagnani. Classe 1955, riservato come gli ha insegnato la professione di bancario, allergico ai riflettori, ha accolto con stupore questa intervista, salvo poi confessare quanto gli abbia fatto piacere.

«Sono figlio di un appuntato capo della Guardia di Finanza, Enzo, nato a Pistoia. Per lavoro abbiamo cambiato molte città: Cividale del Friuli, Treviso, Mezzolombardo, Thiene, Vicenza, e infine Verona».
Verona… anzi, Borgo Venezia, dove Piergino capisce presto che il calcio giocato non è per lui: fisico alla Garrone, taglia XXL, buona volontà ma poco talento. «Ho provato, giuro. Ma ero una schiappa. Così, per restare nel mondo del pallone, potevo fare l’arbitro, il cronista o qualcos’altro di sedentario».

Arriva invece la panchina del vivaio rossoblù: «Ho allenato Gigi Fresco, classe ’61, sei anni meno di me. Centrale difensivo testardo come pochi, uno che compensava le carenze tecniche con la voglia di arrivare. E i risultati parlano da soli».
Nel tempo diventa secondo allenatore, dirigente, accompagnatore di giovanili e Prima squadra. Poi, quando il lavoro glielo permette, ricopre per sei anni il ruolo di Segretario del club. Quando il massaggiatore Andrea Verzè lascia la Virtus, si libera un vuoto: Fresco lo chiama, gli chiede di mollare la scrivania e seguirlo nelle squadre dalla Seconda all’Eccellenza. L’avventura prosegue finché gli allenamenti iniziano al pomeriggio: «In banca non mi davano permessi, era impossibile continuare».

Tra i giocatori massaggiati, uno in particolare spicca: Efrem Selosse. «Il “truffatore”, quello che anche se stava bene cercava il lettino. Gli piaceva addormentarsi mentre lo massaggiavo».
Un altro fedelissimo era il compianto Manuel Vallicella, stopper tatuatissimo del Caldiero: «Arrivava, si spogliava e via… tuffo sul lettino!».

Il rimpianto più grande? «Il patentino di Massaggiatore Sportivo l’ho preso al Centro di Medicina dello Sport di Verona, diretto da tuo padre e dal dottor Fraccaroli. Poco dopo, tuo padre mi informò che a Coverciano si sarebbe tenuto un Master riservato ai fisioterapisti, ma al quale avrei potuto tentare di accedere. “Tu informati, Piergino, che io ti appoggerò”, mi disse».
Piergino prende un mese di aspettativa dalla banca. Ma il destino è crudele: «Pochi giorni dopo, tuo padre morì improvvisamente. Quel sogno si spense lì».

Il suo curriculum è ricchissimo: Grezzana, calcio femminile di Serie C a San Massimo, Juniores Nazionali del Caldiero, Prima squadra della Scaligera Sport Club Lavagno. Oggi, in pensione, continua a lavorare: è da 5-6 anni autista del pulmino che porta i ragazzi da casa a scuola e ritorno. «Un servizio che mi esalta. Mi tiene vivo».

Qual è la sua ricetta? «Che le squadre stessero bene, fossero in forma. Perché chi sta bene, in partita fa la differenza».
E sulle tecniche di recupero rivela: «Uso prodotti Sixtus: pomata al fango, poi ghiaccio spray. Me l’aveva insegnata il massaggiatore dell’Hellas Verona, Francesco Stefani. Eravamo in ritiro con Mutti allenatore. In quella rosa c’erano Tommasi, Gregori, Caverzan e anche Pippo Inzaghi, che soffriva di crampi. Stefani gli disse di bere Polase dopo i pasti».

Poi arrivano gli acciacchi dell’età: una caduta dalle scale gli frattura entrambe le spalle; lo specialista gli sconsiglia di continuare a fare massaggi.
«Mancava personale per accompagnare le giovani risorse virtussine al Gavagnìn-Nocini. Così ho salutato definitivamente i massaggi e ho preso servizio come autista. Tra poco dovrò ripartire… i ragazzini non hanno pazienza».

C’è però un incontro che vorrebbe ancora fare: Maurizio, massaggiatore del vivaio dell’Inter, conosciuto durante un anno di lavoro in banca a Milano. «Mi aveva promesso che, se fossi andato a Coverciano a fare il Corso, lui ci avrebbe messo una buona parola. Sarebbe bello rivederlo».

Chissà. Milano, la “mè bela Madunina”, ha sempre un miracolo inatteso da regalare.
Magari anche per Piergino.

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