CON I FRATELLI BRESSAN A COLOGNA VENETA

Andrea Nocini • 12 febbraio 2026

POLENTA E CARNE AI FERRI ALLA “MEXICANA”

Un rito domenicale tra calcio, brace, memoria e passione lungo il Guà

Da una buona trentina d’anni, all’ingresso del “Comunale” di Cologna Veneta, trovi i fratelli Bressan – Silvano, classe 1958, ed Emanuele, classe 1961, originari di Veronella – intenti a cucinare la migliore carne ai ferri del territorio.

Con loro anche Pasqualino Bressan, classe 1955: il caso di omonimia più riuscito che si potesse scoprire e coniugare tra tre amanti ed esperti, ormai, della carne al fuoco, sulla griglia.

«L’idea – racconta Emanuele – è nata l’anno dello spareggio vinto per salire in Serie D tra l’AC Cologna Veneta e i “cugini” dell’AC Sambonifacese, il 15 maggio 2001, al neutro di Montecchio Maggiore, il “Gino Cosaro”, dopo la drammatica e spasmodica lotteria dei calci di rigore vinta dai giallo-blu del mandorlato colognese, guidati da Patrizio Minozzi, contro i rosso-blu della Sambo allenata da Tullio Gritti. Da quella memorabile giornata in poi, dalla presidenza di Maurizio Faccioli a quella di Flavio Rigòn, fino ad arrivare all’attuale di Denis Berti con il diggì, dott. Renato Martinelli, celebriamo ogni domenica, in riva al Guà, questa tradizione culinaria tanto condivisa quanto sentita».

Una tradizione che già alla fine del primo tempo richiama un nutrito gruppo di spettatori, attratti dagli invitanti fumi e dagli aromi della carne sulla gradella, a presidiare l’angolino dove sono al lavoro i tre Bressan.

Un rito che per anni ha deliziato anche le cene del giovedì sera post-allenamento dei giocatori dell’AC Cologna Veneta, quando la squadra militava in tornei più impegnativi.

«Poi – continua Emanuele – abbiamo deciso di circoscriverlo alla domenica pomeriggio e, da qualche anno a questa parte, operiamo anche quando, sempre al Comunale di Cologna Veneta, gioca le sue partite casalinghe ufficiali l’ASD Sule di Seconda Categoria».

Gli anni passano, le fatiche si fanno sentire, i costi di braciole, pancetta, polenta, costine di maiale, salamelle e alette di pollo iniziano a pesare sull’economia del piatto servito ai tifosi – i panini ripieni sono riservati ai soli giocatori di casa, a partita conclusa.

Non scema però la passione di stare davanti al fuoco, prezioso alleato che rende meno pesante il clima durante certi inverni da queste parti, più che rigidi e carichi di umidità.

«Il vino? – riattacca “El Messico” – Abbiamo un generoso sponsor nella spettacolare figura del dirigente e imprenditore locale Tiberio Brutti, classe 1956, ex portiere dell’Alessandria. Grazie alla sua generosità, bianco di Custoza e rosso Cabernet non mancano mai!».

Una curiosità che da sempre stuzzica: perché, Emanuele, sei conosciuto come “Messico”?

«Perché, all’età di circa nove anni, io e un gruppo di coetanei passavamo le giornate nelle campagne di Veronella rincorrendo un pallone e sognando i grandi campioni visti la sera in TV, impegnati nei Mondiali di Messico ’70. Un signore, appassionato anche lui di “fubàl”, che ci forniva qualche pallone – tale Audino – vedendomi andare via in dribbling, iniziò a chiamarmi “Messico”».

Già: Messico, braciolette e musica. Perché – noi testimoni una notte afosa di luglio di qualche anno fa – dopo aver varcato il cancello del Comunale a notte fonda (intorno all’una e mezza), attratti dai profumi irresistibili, oltre ad assaggiare un’ottima polenta e a preferire le alette ben dorate con pancetta sulla gradella, quella notte il capo dei cuochi, “El Messico”, ci regalò scene altrettanto rare quanto gustose.

Sugli spalti dello stadio, sombrero rigorosamente messicano in testa, tromba alle labbra, Emanuele Bressan ritmava danze e rumbe sudamericane, improvvisava piroette con altri appassionati di musica d’oltreoceano durante l’ultima serata del Memorial, e si congedava – sfidando il sonno e l’intimità dell’intera comunità colognese – intonando l’inno di Goffredo Mameli, come fossero gli ultimi botti dei fuochi d’artificio di Vietri sul Mare.

«Confermo! Accadde durante lo svolgimento del “Torneo delle Vie”, organizzato per onorare la memoria del giovane calciatore Alberto Rinaldi, scomparso a marzo sulla provinciale tra Arcole e Veronella, figlio di un caro amico e noto dirigente dell’Aurora».

Un torneo che ancora oggi, ogni estate, si disputa a Cologna Veneta, molto sentito, e che vede – in una sorta di carnevale calcistico dilettantistico – spalti gremiti fino a notte inoltrata e interminabili code ai botteghini per prenotarsi un piatto di polenta e salamelle, accompagnato da un Custoza o da un Cabernet.

Altro che la malinconica “Messico e nuvole” cantata da Enzo Jannacci nel 1970: nel Colognese potremmo ribattezzarla senza esitazioni “Messico e brasolete”.

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