Facce da spogliatoi

Andrea Nocini • 17 dicembre 2025

ADELINO BIONDANI, LA"GRANDE SEQUOIA" DELL'ACD CADIDAVID!

Il calcio rispecchia, ed è anche parodia della politica: il Segretario è figura più prestigiosa e longeva del Presidente di calcio o di Partito, così come Adelino Biondani, classe 1949 (76 primavere e non sentirle sul groppone!), entra di diritto nella Hall of Fame del sodalizio dell’ACD Cadidavid.

Passano i presidenti, dall’inimitabile Ciocchetta a Luigi Fasoli, padre dell’ex AD del Gruppo Veronesi Mangimi, il capitano e n. 8 biancoblù Luigi Fasoli, classe 1959; poi il giovane (classe 1980) Francesco Dalle Pezze, brillante avvocato che ha preferito ai codici, alle pandette, alla toga e alle sentenze la carriera di immobiliarista (aveva giocato nella Berretti del Mantova, ruolo esterno alto d’attacco).

Infine, dal 2017, esattamente da otto stagioni a questa parte, ecco la figura giusta al posto giusto: l’imprenditore che sa come — da buon giardiniere — far lievitare il vivaio cadidavidese, Ermanno Dosso.

Sì, il padre dell’ottima punta Luca, da due stagioni in Eccellenza nel Montorio. Un uomo che non arrossisce quando svela di non aver mai giocato a pallone se non per puro divertimento e tra amici, ma che i conti — alla pari dell’ex bancario ed ex presidente (per un buon periodo) Marco Massagrande, classe 1959 — fa tornare e quadrare, visto che la famiglia, su un paese che sfiora le 8.000 anime, supera abbondantemente i 300 tesserati, senza contare tutto il contorno di volontari e appassionati non a libro paga.

«Sì che ho giocato a calcio», dichiara quasi schernendosi da uno sberleffo, da uno scherzo del destino, “Adele”, aggiungendo: «Ho iniziato a dare i primi calci al pallone a 11 anni; ora i bambini li vanno a reclutare perfino presso le maternità, gli asili d’infanzia! Ero il classico n. 2, promosso al ruolo di libero dal compianto mister Gigi Caceffo, allora mister degli Juniores cadidavidesi».

“El Bionda” ha anche tentato la carriera di allenatore. «Ma senza successo: meglio che non faccia danni, altrimenti! Capii subito che quello della panca non era il mio ruolo e così, da 33 anni di fila, sono il diesse».

Figli calciatori?

«Una figlia e un figlio, Enrico. Lui ha giocato fino agli Juniores, pure lui, al pari mio; mi ha anche superato esordendo in Seconda categoria: alla guida c’era mister Rinaldo Vincenzi. Ma ha preferito i meno impegnativi tornei amatoriali a quelli più tosti organizzati e indetti dalla FIGC e, per me, tutto sommato, è stato un bene anche per Enrico, perché almeno non era più passibile delle solite e sterili accuse di dover giocare a tutti i costi titolare perché figlio di un dirigente societario».

Qual è il sogno nel cassetto dell’“eterno” Adelino Biondani?

«Quello di sempre: valorizzare i nostri tanti giovani cresciuti nel vivaio e restare magari più anni in Promozione, il torneo in cui appaiono i tre fischietti, sottolineando così l’importanza di questa categoria, sempre più impegnativa e innovativa».

Biondani, dunque, uomo tuttofare?

«Sì, ma non scrivere che ho fatto anche ramazza (pulizia, ordine) dentro gli spogliatoi, o che mi sono messo ad azionare centrifughe per lavare i panni, gli indumenti sportivi, o che ho dato — mai sbuffando! — una mano a tracciare le linee del campo: sarebbe sinceramente troppo. A me basta essere ricordato per il ruolo di direttore sportivo, che ricopro da 43 anni a questa parte!».

Cosa raccomandi ai tuoi ragazzi quando il vento della sorte, della dea bendata, spira contrario?

«Che non bisogna mai mollare; che il calcio e la fortuna sono questioni di uno-due centimetri di linea bianca, o di centrare un palo o una traversa per pochi millimetri. La nostra storia ci ha visto retrocedere in Prima categoria, ma subito risalire in Promozione. La nostra dimensione sarebbe la Promozione, però sostandovi per più anni.

L’Eccellenza sarebbe la nostra Champions League!

Ma, come tu ben mi insegni, Noce — che di partite ne hai viste decine di migliaia — sognare non costa il biglietto di un volo: quello della fantasia, quello più lontano possibile, perché è quello su cui sali accompagnato dalla fantasia, la più sbrigliata!»

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