Il nocino della buonanotte
Dal tamburo al pallone: la vita a ritmo di passione

Tullio De Piscopo nasce a Napoli nel 1946. A 23 anni si trasferisce al nord per iniziare la sua prestigiosa carriera da musicista professionista suonando con i più grandi musicisti del panorama internazionale.
E' considerato dalla critica il miglior batterista italiano.
Dal 2020 insegna strumento presso il NAM di Milano.
Da qui parte la nostra intervista.
Grazie Tullio di aver accettato questa intervista in ambito calcistico.
La prima domanda è frutto di una curiosità.
Tullio è nato con le bacchette in mano o come la maggior parte degli scugnizzi napoletani andava per strada a correre dietro un pallone rompendo scarpe e pantaloni?
T: Ci sono tante persone che nascono con la camicia, io sono nato con le bacchette in mano però, ho tirato tanti calci e ho corso tanto dietro a un pallone, rompendo scarpe e pantaloni. Stavo sempre in strada perché non c'era tanto posto in casa, allora me ne andavo fuori per strada. Giocavo nella nazionale dei Salesiani al quartiere Doganella, quindi, ero sempre in attività, musicale e sportiva.
Quanto ha influito la musica nella tua crescita personale?
T: Era quello che io volevo fare, solo la musica. Hanno tentato di farmi suonare un altro strumento ma io sentivo il ritmo, avevo la batteria nella testa. Volevano che io diventassi un ragioniere, che studiassi le poesie di Leopardi, usare tutto il tempo per fare i compiti con i compagni. Il tempo volevo usarlo solo per la musica.
Pur vivendo tra linee e spazi del pentagramma, sei riuscito a seguire il calcio?
T: Sempre, andavo a vedere le partite, impegni permettendo, anche da solo. Una volta, agli inizi degli anni '70, sono andato il giorno di Pasqua a vedere Milan Napoli, c'era Altafini, ex del Milan.
Il calcio come la musica vive di condivisione con gli altri protagonisti, il calcio è uno sport di squadra e la musica si esegue molto spesso con formazioni varie, duo, trio, band, orchestre. Soprattutto nella musica jazz si chiama interplay, quanto è stato importante questo aspetto nell'accrescere l'orizzonte della propria crescita?
T: E' stato molto importante anche perché coniugare una squadra di calcio con un'orchestra, è giusto. Se ci facciamo caso, molti musicisti, quando arriva quel momento di stanchezza per cui fai sempre quel tipo di musica con quell'artista, si sente la necessità di cambiare e lo stesso vale per i calciatori.
Un altro aspetto di queste due forme di entertainment è legato al pubblico che le segue. Spesso nel calcio il pubblico diventa particolarmente violento, con una netta differenza tra tifosi e ultras. Nella musica ci sono gli appassionati, gli intenditori e quelli che non mollano mai per un autografo o un selfie. Qual'è il tuo pensiero sul pubblico e come giudichi gli eccessi di alcune frange di ascoltatori o frequentatori di stadi?
T: Il pubblico mi da tanto, mi ha aiutato tanto, il pubblico lo legge negli occhi il proprio artista preferito. Un'altra cosa importante sono gli eccessi, a volte si esagera, nel calcio come nella musica. Io poi come carattere sono positivo, a Sanremo nell'89 ho cantato “Un sorriso mi da tanto” nel brano “E allora e allora” quindi io sorrido sempre e cerco di accontentare tutti ma, a volte, ti imbatti con gente che sta fuori di testa. Nella musica ci sono gli intenditori, i strumentisti e poi ci sono gli invidiosi, che trovi anche in altri settori.
La tua squadra del cuore?
T: (risata)... il Napoli. Se mi guardi nelle vene ho il sangue azzurro come il cielo.
Quale legame c'è tra calcio e musica nel popolo napoletano?
T: Il popolo napoletano ama molto la musica ma il calcio... Napoli è proprio la città del calcio. Infatti tutti i giocatori, soprattutto gli stranieri che vengono a Napoli, s'innamorano della città ma soprattutto dei tifosi.
Pur vivendo a Milano sei sempre in giro per concerti, stare sempre lontano da casa, come capita anche ai calciatori, come si affronta questa vita da “nomade”?
T: Con grande intelligenza, grande forza. Devi essere uno forte, tenace, capace. Ad esempio, se sei sposato è fondamentale avere una moglie che ti aiuta con i figli. Io devo ringraziare molto mia moglie perché con questa vita da nomade, come dici tu, si torna da suonare tardi la notte. Si devono portare i bambini a scuola e mia moglie ha fatto sì che io potessi riposare. Ma questo tipo di vita si affronta con la tenacia, la voglia, con gli occhi di tigre per fare qualcosa di importante. Da bambino io avevo “il progetto”. Il progetto era 'a music!!! Il nostro codice.
Prossimi progetti?
T: Ne ho uno molto importante. In questo periodo sto facendo il tour “I colori della musica”, i colori della mia musica, il blue del blues, il verde come verde è la speranza che avevo quando prendevo il treno per andare al nord per suonare, il rosso del tango di Astor Piazzolla. Nel 2026, ovvero fra qualche mese, a febbraio, Tullio compie ottanta anni. E c'è un progetto straordinario che si chiama, scritto in oro, ottantatulliO con la O stilizzata in forma di batteria. Sarò “Live tour 2026”. The last tour...nun 'o saccio!!!
Saluto gli amici di Verona. Io ho tanti amici a Verona. In particolare quelli di Vinitaly, “a me me piace 'o vino”. C'è un caro amico che frequenta Vinitaly che mi ha regalato un prosecco che si chiama: Tullio 1°. Ora lo porterò in tour.
Grazie Tullio e buona musica.
T: Grazie a te, ciao caro...
Gennaro Pasquariello



