Il nocino della buonanotte

Andrea Nocini • 23 ottobre 2025

La mia Champion League 



Mai avrebbe immaginato che quel ragazzo magro, il “terzino gambe di sedano” autore di un gol fantasma al campo Gigi Piccoli, un giorno avrebbe vissuto cinque “notti di Coppa dei Campioni”. Tutto iniziò l’8 agosto 1998, quando, su proposta del vicepresidente veneto FIGC-LND Gianni Guardini, venne nominato addetto stampa del Comitato Regionale Veneto, con sede a Marghera.
Un anno dopo, la rappresentativa dilettantistica veneta vinse il torneo nazionale e ottenne il diritto di ospitare la
prima Coppa UEFA delle Regioni (la competizione europea per squadre dilettantistiche), in programma dal 30 ottobre al 5 novembre 1999 tra Abano, Montegrotto e varie località del Veneto.

A “Gambe di sedano” fu affidato l’incarico di addetto stampa del Comitato Organizzatore: doveva inviare quotidianamente, via fax o PC, i report delle quattro gare giornaliere.
Le squadre erano divise in due gruppi: nel gruppo A, Praga, Malopolska (Polonia), District West II (UK) e Madrid; nel gruppo B, Veneto, Kiev, Tblisi e Israele.

Il 30 ottobre, durante la cerimonia inaugurale, davanti alle più alte autorità del calcio europeo — Lennart Johansson, presidente UEFA e storico leader della Champions League, l’olandese Jeu Sprengers (presidente della Coppa UEFA), e il prof. Giorgio Ruzzene (presidente del CRV) — il nostro protagonista dovette presentare l’evento in inglese, lingua che non parlava da anni. Fortunatamente la nipote madrelingua del presidente Ruzzene gli fece da “paracadute” come traduttrice.

Durante la conferenza, un giornalista polacco chiese a Johansson un parere sulla “moviola in campo”. L’interprete non capì la domanda, calò il silenzio, e fu “Gambe di sedano” a intervenire, traducendo come poté in inglese stentato. Johansson, divertito, lo ringraziò pubblicamente: «Ok, I have understood, thank you very much!».
Quel momento di tensione si trasformò in un ricordo vivido e simbolico: la sala tornò serena e il giovane addetto stampa conquistò la simpatia del “Gigante di Svezia”.

Il giorno dopo, alle nove del mattino, bussarono alla sua porta: era lo stesso Johansson. L’imponente svedese, con soprabito color ghiaccio, lo ringraziò per aver “salvato” la conferenza e gli chiese di accompagnarlo a Venezia insieme a Sprengers e Ruzzene.
Dopo aver lasciato l’auto a Mestre, presero il vaporetto fino a Piazza San Marco e si fermarono al
Caffè Florian, tra i profumi del cioccolato caldo e le note dei violinisti veneziani: una scena quasi irreale per il nostro protagonista, abituato ai campi dilettantistici e alle cronache locali.

La manifestazione proseguì e la rappresentativa veneta raggiunse la finale contro Madrid. Johansson, nel giorno del suo settantesimo compleanno, invitò l’addetto stampa a cena per festeggiare. In un piccolo ristorante vicino all’hotel, chiese del “white wine”, ma non trovava nulla di suo gradimento. Solo dopo vari tentativi il nostro cronista intuì che “white wine” non era vino, ma grappa, la bevanda forte tanto amata dai nordici. Johansson la apprezzò a tal punto da comprarne una bottiglia da portare in Svezia.

Durante il viaggio di ritorno, la nebbia e la stanchezza lo fecero addormentare sul sedile, accompagnando il sonno con sibili e sorrisi, come se fischiasse ancora da arbitro sul campo: un’immagine tenera, quasi paterna.

La finale vide il Veneto trionfare 3-2 sul Madrid, davanti a ospiti illustri come il presidente FIGC Bruno Nizzola e Dino Zoff. Esausto ma orgoglioso, “Gambe di sedano” partecipò alla cena di gala, mentre Ruzzene invitava Johansson a consegnare i premi.
Quando il presidente svedese prese la parola, chiamò anche lui sul palco e gli consegnò un dono personale: una medaglia d’oro della
1ª Coppa UEFA delle Regioni, incastonata in plexiglass, e una borsa ufficiale UEFA.

Il mattino seguente, Johansson bussò nuovamente alla sua porta: voleva ringraziarlo ancora e gli regalò un CD ufficiale con l’inno della Champions League, permettendogli di usarlo nel suo programma radiofonico “Tutto il calcio minuto per minuto” su Radio L’Onda. Un privilegio unico, poiché la UEFA vietava severamente la diffusione di quel materiale.
Nacque così una simpatia sincera tra i due, nutrita da stima e rispetto reciproco.

Sei anni dopo, nel 2006, durante i Mondiali di Germania, “Gambe di sedano” decise di scrivere alla segreteria UEFA a Nyon per chiedere di intervistare Johansson in diretta radiofonica.
Non si aspettava risposta, ma il presidente accettò. Il 26 giugno 2006, alle 11:30 — proprio il giorno della vittoria dell’Italia contro l’Australia (gol di Totti) — il “Gigante di Stoccolma” si collegò in diretta per 30 minuti.
L’intervista, condotta con l’aiuto di una docente madrelingua olandese, fu un piccolo miracolo linguistico, tra inglese maccheronico, italiano e accenti nordici. Al termine, il collegamento si spense puntuale “come un orologio svizzero”.

Quel dialogo chiuse idealmente un cerchio iniziato sette anni prima: un ex terzino dilettante veronese e un grande dirigente UEFA uniti da una passione comune, il calcio vissuto con semplicità e umanità.

Johansson morì nel 2019, a 90 anni, nella sua amata Stoccolma. Ma ogni volta che l’autore sente le note solenni dell’inno della Champions, rivede quel sorriso, quella grappa “white wine”, e quella medaglia d’oro ricevuta ad Abano Terme.
In quei momenti — scrive — si sente parte di quella Coppa dei Campioni, come se anche lui l’avesse vinta.

Perché i sogni, conclude, non costano nulla: sono loro che ci tengono vivi, che ci fanno sentire “giganti”, anche se non quanto il “Gigante di Stoccolma”.
E così, “Gambe di sedano”, l’ex ragazzo del campo Gigi Piccoli, classe 1961, ha giocato — e vinto — la sua personale
Champions League.


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