GIGI FRESCO E IL DOPPIO PASSO ALLA AMEDEO BIAVATI!
Un passo indietro per farne due avanti: la mossa disperata che può riscrivere il destino virtussino.

Sempre pronto a stupire, Gigi Fresco. Sempre disposto a fare di tutto per salvaguardare la sua squadra da ogni pericolo, che in questo caso si chiama retrocessione in Serie D. Alla pari del grande asso del Bologna e della Nazionale azzurra — campione del mondo nel 1938 con gli azzurri del CT Vittorio Pozzo — Amedeo Biavati (Bologna 1915 – Bologna 1979), il “mister più incollato alla panchina della storia del calcio”, Gigi Fresco, appunto, lascia la sedia più vicina alla zolla per tornarci improvvisamente a sedere nemmeno una quindicina di giorni dopo.
Un gesto, un coup de théâtre, di grande impatto: un’ultima, estrema terapia d’urto da sottoporre a una squadra — quella rosso-blu — che al “Gavagnin-Nocini”, venerdì scorso 19 marzo, giorno di San Giuseppe, non abbiamo visto particolarmente reattiva, soccombendo per 1-3 al comunque valido AlbinoLeffe di mister Lopez.
Un “fatti in là, mio caro Tommaso Chiecchi!”, un passo in avanti dopo quello indietro compiuto pochi giorni prima, destinato a lasciare — per il suo clamore — un segno nel mondo del “fubàl”, ma si spera anche a provocare un cambio totale di rotta di un gruppo che, fino ad ora, non ha mai gustato né fatto gustare ai suoi tifosi una vittoria in Borgo Venezia. E che sa quanto potrebbe essere doloroso essere costretti a scendere dalle ripide e sfavillanti scale della notorietà del calcio professionistico.
Le favole — e di favola non possiamo che parlare, riguardo l’U.S. Virtus Borgo Venezia — hanno, si sa, un inizio e una fine: così hanno cominciato a mugugnare i tifosi meno “irriducibili” virtussini. La salvezza, che passerà unicamente dalla conquista dei play-out, è davvero legata a un filo per i rosso-blù del recordman delle panchine Gigi Fresco, classe 1961 (nato il 4 aprile), laureato a pieni voti in Pedagogia, dopo il diploma di Ragioneria.
Ci sembra già di avvertire i prodromi della riscossa, della rinascita — o Rinascimento — virtussino: segnali che dovranno riportare il sorriso al padre-padrone virtussino già dalla prossima trasferta di Trieste, in casa di una nobilissima decaduta. E il “Nereo Rocco”, ammutolito dalle recenti vicende degli alabardati, potrebbe fungere da perfetta cassa di risonanza per il riscatto dei borgo-veneziani.
E allora sì che Gigi Fresco, con il suo doppio passo — uno indietro e uno avanti — rispetto all’incolpevole, serio e preparato mister in seconda Tommaso Chiecchi, potrà iniziare a essere accostato ai grandi del Bologna che fu: dall’uruguaiano-italiano Raffaele “Faele” Sansone, a “Testina d’oro” Ettore Puricelli, fino a mister Árpád Weisz — tragicamente scomparso ad Auschwitz — e ai protagonisti degli scudetti degli anni ’30 e ’40, tra cui lo stesso Amedeo Biavati.



