Facce da spogliatoi

Andrea Nocini • 10 dicembre 2025

PAOLO BORON: "MANDAI IN BIANCO... LA NEVE PER IL CALCIO!"

Uomo che rappresenta l’abitante di una borgata che, nel tempo libero, si dedica completamente alle sue passioni, al suo hobby. Che, nel suo caso, si chiamano neve e calcio.
Paolo Boron, classe 1951, ha da poco – giugno di quest’anno – festeggiato le nozze d’oro con la moglie Nadia, la quale gli ha dato Francesco, classe 1969, ex promessa audacina, oggi mister dell’ACD Colognola ai Colli, dopo aver allenato anche a Montecchia di Crosara.

«Nella vita» racconta Paolo «ho fatto il ferroviere al Porto (San Pancrazio) e ho avuto la fortuna di non allontanarmi da casa, perché nel borgo del Lazzaretto era stato ricostruito, ex novo, il magazzino adiacente, con tanto di impianto automatizzato. Quindi, utilizzavo i giorni di ferie che mi spettavano per salire in montagna e dedicarmi all’altro – dopo il calcio – sport preferito: lo sci. Arrivavo anche a trascorrere tre mesi in alta montagna, principalmente a Canazei, e con me venivano la consorte e il mio unico figlio Francesco, che divide con me la passione per il pallone.»

Poi, guidato dalla voglia di rincorrere un pallone, desiderio espresso da Francesco, il genitore chiude con gli sci e «nel Borgo San Pancrazio mi sono messo a disposizione per svolgere qualsivoglia servizio: dall’autista dei pulmini dei più piccoli calciatori, accompagnandoli e garantendo la loro presenza agli allenamenti settimanali, a qualche occupazione in segreteria del sodalizio bianco-viola».

Boron sr. ha giocato a calcio a livello amatoriale, sempre al Porto San Pancrazio:
«Ero lo stopper di un’allegra brigata di calciatori – la Continental Bolgia – giovani con l’argento vivo addosso e la voglia di cambiare il mondo. Tra i componenti di quel gruppo scatenato, di scappati di casa, basti pensare a Marco Campedelli, ultimo “panzer” alla Biiroff: attaccante da cui stare ben distante in quanto, oltre a distruggere le reti con i suoi mortai, era capace di “difendersi” molto bene anche con le braccia, oltre che con i piedi. Aveva militato nelle giovanili del Trento, per poi approdare alla Pol. Virtus, e prima di chiudere a Zevio e Ronco all’Adige.»

Nel 2002 Paolo conquista la meritata pensione, ma questo traguardo lavorativo non gli fa staccare la spina dal calcio:
«Anzi» commenta fieramente «trascorrevo l’intera giornata – dalle 9 di mattina alle 20 di sera – al campo. Fino a quando, per diversità di vedute con l’allora presidente del club, Pasini, padre del giocatore dell’Hellas Verona, decisi di andarmene e chiesi all’allora diesse virtussino Adriano Zuppini se nella Virtus avesse un lavoretto da farmi fare, per occupare alcune ore della giornata. Ed eccomi di nuovo in pista, al servizio dei tanti giovani rosso e blu, in veste di autista ma soprattutto coordinatore dei servizi da svolgere, da parte non più di 2-3, ma di 5-6 autisti. E specializzandomi subito in segreteria, dove attualmente trascorro la maggior parte del tempo e da dove lancio le direttive ai collaboratori per organizzare ritiri di calcio, calendarizzare memorial, mettere in piedi tornei giovanili o amichevoli.»

Sempre Boron sottolinea l’importanza di una segreteria sportiva:
«Oggi il calcio deve essere gestito come un’azienda da un commercialista: è cambiato il modo di operare i tesseramenti, tutto va rendicontato.»

Il ricordo più bello come dirigente di società?
«La vittoria ai play-off, a Montecchio San Pietro, con la Pol. Virtus – dalla 2ª alla 1ª categoria – di mister Massimo Fanini. In campo, quella volta, in rosso e blu trionfarono il portiere – oggi trainer del San Giovanni Lupatoto – e il mister era Massimo Fanini, figlio dell’indimenticato Renzo e nonno dell’attuale audacino Tommaso e del virtussino Federico, in forza al gruppo guidato da Gigi Fresco, in Serie C.»

Il più triste?
«Lo screzio avuto al Porto e la non volontà di essere ascoltato dai dirigenti bianco-viola, tutti intervenuti a prendere le mie difese solo il giorno dopo che era scoppiata la lite! Non ho paura a confessarti che quel divorzio mi provocò dolore e che piansi per un paio di giorni. Ma mi ripresi subito, perché la vicinanza di Bianca mi fece metabolizzare quell’episodio e non mi fece andare in… bianco le mie nozze con lo sport, il calcio in particolare!»


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