AZZURRI, DISFATTA MONDIALE!
Dalle illusioni europee alla resa dei conti: ripartire dai giovani o restare fermi al passato?

Ed ecco servita la disfatta.
La frittata è fatta, su un piatto che già presentava le sue crepe, ma che nessuno di noi voleva osservare dopo gli entusiasmanti Europei vinti con il cittì Roberto Mancini soltanto cinque anni fa (e sembra già passato un secolo!).
Ora, ai vertici della FIGC, spetta il compito della ricostruzione: una vera e propria rizollatura del campo, che dovrà necessariamente ripartire dai germogli più piccoli, dalle leve più giovani, cioè dai settori giovanili. Un tema su cui un certo Roberto Baggio aveva già richiamato l’attenzione anni fa.
Vanno riviste anche molte dinamiche del campionato italiano, sempre meno italiano: la presenza di giocatori provenienti dai nostri vivai è ormai ridotta al minimo. Ben vengano i talenti da tutto il mondo, per carità, ma la domanda resta: i nostri talenti esistono ancora o abbiamo smesso di cercarli?
Club come AC Milan, Juventus FC e Inter Milan — per non parlare della nostra Hellas Verona FC — schierano ormai pochissimi italiani, spesso contabili sulle dita di una mano.
“Non tutti gli stranieri sono campioni, né atleti migliori degli italiani”, mi spiegò tempo fa, nella sua residenza di Monticiano, Luciano Moggi.
Il loro arrivo è spesso fumo negli occhi per società e tifosi, soprattutto in fase di campagna abbonamenti: si alimenta l’illusione di vedere ogni volta un nuovo Pelé, un Neymar o un Diego Maradona.
Un episodio curioso mi torna alla mente.
Una decina di anni fa, a Milano, in prossimità del Natale, ci trovavamo al Palatrussardi per intervistare l’allora arcivescovo, il cardinale Dionigi Tettamanzi. In quell’occasione erano presenti atleti di varie discipline, tra cui i ragazzi delle Primavere di Milan e Inter.
Stanchi di attendere il nostro turno, insieme ai colleghi delle TV locali e nazionali, fummo aiutati da un ragazzo alto, poco più che diciassettenne, che ci fece cenno di passare avanti. Solo più tardi scoprimmo che si trattava di Alessandro Bastoni.
E allora viene da chiedersi: se quella maledetta sera di Zenica, nella gelida Bosnia, il difensore interista avesse “lasciato passare” anche l’ultimo uomo, Memic, saremmo ancora qui a cospargerci il capo di cenere, a emettere sentenze pesantissime, ad azionare la ghigliottina?
Forse no.
Forse sì.
Meglio dormirci sopra.



