ASD Napoleonica – ASD Evergrin 3-0
La battaglia di Arcole, versione calcistica.

Il tempo è galantuomo, questo lo si sa bene.
A distanza di quasi 230 anni dalla vittoria (15 e 17 novembre 1796) di
Napoleone Bonaparte sulle truppe austroungariche, maturata in queste splendide e ricche zolle dell’Est veronese, l’urlo “vittoria!” torna forte a diffondersi in una
Arcole calcistica che, in più di 50 anni di vita, non ha mai raggiunto il traguardo della Prima Categoria, sfiorandolo con al vertice il potente imprenditore ortofrutticolo della zona Giorgio Sambugaro e specialmente negli scoppiettanti anni ’70-’80 del ’900.
È uno spettro maligno, quello del mancato balzo in Prima Categoria, che aleggia attorno al vessillo giallo-verde della cittadina famosa non solo per la vittoria del Bonaparte, ma anche per essere la capitale dell’asparago, simbolo, per i nostri antichi, di fertilità e di qualcos’altro anche in senso di riproduzione umana.
Di fronte, ieri pomeriggio ad Arcole, l’Evergrin (“sempreverdi” alla veronese), erede dell’Edera Veronetta del compianto presidente Gigi Sartori, “creatura” che egli aveva plasmato secondo i suoi voleri dal 1994 fino all’anno della sua scomparsa, il 2024.
Ora la stessa società — che porta avanti ancora oggi, con gioia, la caratteristica della multietnicità dei suoi componenti — ha nel figlio Marco Sartori, classe 1982, il suo più degno successore e, dopo l’anno tra gli Amatori, ha deciso di tornare in categoria. Gioca ora le gare interne sull’impianto dell’Atlas VR.
Un bel favore quello mostrato dai “cugini” atlassini nei riguardi del club nero-verde, in attesa che il Comune emetta fumata bianca circa la possibilità di tornare a giocare altre mille sfide in quello storico campo “in busa” (Circonvallazione del Cimitero), chiamato Campo dell’Amicizia.
Un 3-0 abbastanza sofferto, nonostante la forbice dei punti che divide le due avversarie. Un calice mezzo pieno per i vincitori, reduci dal sofferto 2-2 di domenica scorsa a Vestenanova, e uno altrettanto pieno per i “sempreverdi”, capaci di giocare senza alcun timore reverenziale contro la capolista.
Infatti, terminato a reti inviolate il primo round, nella ripresa ecco la doppietta del centravanti arcolese Stefan Gonta, classe 1990, accompagnata poi dall’assolo “pavarottiano” del compagno di squadra Nicola De Mori, classe 2004.
Ripresa che ha impegnato nella lettura di Topolino o di Asterix l’estremo difensore di casa Marco Corradini (1995), sostenuto dal capitano, l’ottimo numero 5 Martino Fossà, ex Hellas Verona giovanili della Pro Sambonifacese, classe 2000: scarpini color becco d’anatra e figlio di Carlos, mister originario delle pampas argentine, oggi al servizio dell’Union Mezzane Colognola ai Colli.
Tutto questo per la gioia di mister, il soavese Mattia Laperni, classe 1982, bravo anche a consolare il padre Adriano, allenatore del Borgo San Pancrazio e dimissionario nelle scorse ore. Potrebbe diventare presto il suo collaboratore tecnico, amico prima ancora che papà.
Una Napoleonica destinata a lasciare il segno nel firmamento pallonaro veronese e veneto, perché guidata dal vivace factotum Gianluca Zorzella, classe 1972, felicemente e costruttivamente circondato da ottimi collaboratori: la figlia Chiara, il gemello Gabriele e altri preziosissimi compagni di viaggio, tra cui i guardalinee Nicola Dalle Mole e Claudio Crivellente.
Da quando — estate 2019 — l’attuale ASD Napoleonica ha preso il posto del “vecio” sodalizio, poco fertile quanto a trionfi, nel quale emerse con grande impegno dal 1991 al 2005 la figura di Agostino Perazzolo (classe 1945), “La Napo” si è rifatta decisamente un nuovo look.
Ha cominciato davvero a pensare e ad agire di testa propria, aumentando i tesserati da 78 a 249 unità e confermando la presenza in tutti i tornei indetti dalla FIGC.
Forse anche spogliandosi, una volta per tutte, di quel senso di subalternità calcistica che le incutevano le vicine e più prestigiose scuderie di San Bonifacio e Cologna Veneta.
C’è dunque un mito da sfatare quando verranno conquistati i gradini — sfavillanti come quelli del Festival di Sanremo — della Seconda Categoria: lasciarsi alle spalle i fantasmi della potente “Napo” degli anni ’70-’80 del magnate Sambugaro e non pensare più alla corazzata guidata da mister Diego Fanìn (classe 1922), ex calciatore dell’Hellas Verona, con giocatori del calibro di Habacech, Antonello Carlòn, Pavanello e il combattente difensore-mediano Benìn, allevatore di tori a Belfiore.
Ora un’altra pagina vuole essere scritta.
Un nuovo campo, a forma di piccolo stadio e dotato di un enorme terreno d’allenamento, vuole mettere in fuga i ricordi — rispettabili ma lontani — del vecchio campo sportivo vicino alla chiesa del paese, con gli spogliatoi ricavati dal macello comunale.
È ciò che attende l’epopea della prima volta in Prima (scusate il gioco di parole) categoria.
Altri sudori spesi in campo e fuori durante la settimana, altre lacrime versate, altre speranze perdute nella notte dei tempi pallonari sono invitati a congedarsi definitivamente. Dirigenti appassionati, collaboratori instancabili, tifosi inseparabili e i giocatori giallo-verdi devono capire che il salto non sarebbe un semplice balzo nella storia, ma un triplo salto vitale.
E l’obelisco napoleonico che svetta nella piazza del paese, capitale dell’asparago, sa bene cosa significhi vincere ed entrare nella storia.
L’immortalità calcistica, allora, è assicurata.



