AS Vestenanova vs Crazy Academy 0/3
La foschia si dirada, il sogno rallenta

Uno 0-3 inatteso, che rallenta la marcia nella corsa-scudetto del Vestenanova di mister Sereno Ferrari, del coraggioso quanto entusiasta presidente Ivan Cerato, del vice Massimo Camponogara e dei tre diesse Dario Damini, Igor Salgaro e Mirko Fabbrini.
Il Crazy Academy di mister Pier Gomitolo, bastonato dall’1-4 – forse troppo severo – subito sette giorni prima in casa per mano del papabile al titolo San Marco Borgo Milano, reagisce alla grande, offrendo una prestazione maiuscola a Vestenanova, su un campo avvolto da un’autunnale e fastidiosa foschia, tutt’altro che di primaverile annuncio.
La quale, al fine di ottenere maggiore visibilità sul rettangolo “amorevolmente sorvegliato” e “custodito” dalla chiesa di San Leonardo Abate, svettante verso il cielo a 515 metri sul livello del mare, ha consigliato di accendere i riflettori per quasi tutta la durata della gara, la 17ª del girone B di Terza Categoria veronese.
L’uomo copertina è il marocchino Mouad Erradi, classe 2001: una mezz’ala con il numero 10 ben piazzato sulle spalle, che ha fatto il bello (per i “pazzi accademici”) e il brutto tempo (per i vestenesi), mettendo addirittura la firma sul terzo gol sanzenate, dopo quelli siglati in precedenza dal classe 2002 Matteo Fasoli e dal 2003 Edoardo Storti. Da segnalare anche una traversa piena, fatta tremare da Erradi verso il finire del primo tempo.
«Mouad?» si interroga, pochi minuti prima della pausa del tè, il mister dei “giullari sanzenati”, Pier Gomitolo, classe 1985. «È il giocatore che vorrei allenare per tutta la vita: sempre puntuale agli allenamenti, generoso in campo e altruista a beneficio dei compagni. Sempre sul pezzo, nonostante stia attraversando, come tutti i musulmani, il difficile periodo di preghiera e digiuno imposto dal Corano».
Alla pari del tecnico ospite, a pensarla così sono stati in molti tra i presenti in tribuna: anche i tifosi dell’altra schiera, quella biancoverde del Vestena, che non ha mai messo gli scarpini sul palcoscenico della Prima Categoria, che si è laureato una volta vice-detentore della Coppa Verona, ma che dispone – oggi come oggi – di una task force di entusiasti volontari e preziosi collaboratori, disposti a servire la “causa calcistica” vestenese anche sacrificando le ferie in piena estate, quando c’è da rimettere a puntino l’impianto sportivo.
«Quest’anno» rimarca con un briciolo di comprensibile orgoglio il vice-presidente Massimo Camponogara (Ivan Cerato è alle Maldive, a godersi una meritata vacanza al caldo), «il nostro movimento ha raggiunto il centinaio di tesserati e, oltre alla Terza Categoria, abbiamo compagini che lottano nei tornei Under 15, Esordienti, Pulcini e Primi Calci. Non solo: è fruttuosa la collaborazione con i vicini “cugini” del San Giovanni Ilarione del presidente Luca Boschetto, in quanto ci scambiamo alcuni importanti servizi».
Paura – per fortuna solo quella – per la botta al cranio riportata in fase di salvataggio dal numero 5 biancoverde locale, il capitano Cristian Pagani, classe 1996, precauzionalmente trasportato in ambulanza al primo ospedale per sottoporlo alle rituali visite di controllo.
Ma tutt’altro che cattiveria in campo.
La gara è scivolata liscia fino in fondo, alla pari del vin brulé della zona del Durello Doc, a un tiro di schioppo da quella a denominazione Valpolicella e a una pedalata in bici dal confine con la vicentina Chiampo (7,8 km la distanza).
La tazza con il nettare tanto caro agli antichi dèi ci ha aiutato a difenderci meglio da quell’umida foschia che ha ovattato, come carta cerata, la visione anche dell’attiguo duomo del paese – chiamato Vestina – di 2.600 anime, comprese le frazioni di Vestenavecchia, Bolca e Castelvero, vera perla incastonata tra i Monti Lessini orientali e la ricca Alta Vallata dell’Alpone.
Qui, fino al 1879, il vecchio nominativo era Vestina. E qui “el fubàl” continuerà a piacere ai suoi abitanti, alla pari delle amate trippe e degli invitanti bogoni, peculiarità – oltre al Durello – di queste zolle già famose nel mondo per gli straordinari fossili di pesci di antichissime ere e sedimenti geologici, scoperti per la prima volta intorno alla metà del 1500.
Pagine della preistoria di un libro ancora tutto da scoprire e da sfogliare, così come si presenta, da alcuni anni a questa parte, la trama calcistica dell’AS Vestenanova.
Che vuole salire sempre più in alto, oltre i suoi 515 metri sul livello del mare. Stanca – come pare occhieggiare a favore dello stesso sodalizio biancoverde il pesce fossile più celebre, la Mene rhombea – di restare alla periferia dei tornei dilettantistici.
«Me ne sono rotta di stare alla periferia…», sembra sussurrare.
Tanto sognare non costa niente, o no?
E lo scorrere lento dell’Alpone, insieme a quello più invisibile ma altrettanto cadenzato della clessidra del tempo, assieme a quei preziosi quanto unici reperti, ci ha insegnato a munirci di saggia pazienza. Vero?



